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Allarme deflazione anche per la Bundesbank

FRANCOFORTE
La Bundesbank ha tagliato drasticamente le sue previsioni sull’inflazione in Germania nel 2016, alimentando le aspettative che la Banca centrale europea faccia lo stesso il mese prossimo, relativamente all’eurozona, e quindi adotti nuove misure di stimolo monetario. Il presidente della Bce, Mario Draghi, ha confermato ieri in un’audizione al Parlamento europeo che il consiglio non esiterebbe ad agire se il crollo dei prezzi del petrolio e delle materie prime oppure l’instabilità sui mercati finanziari dovessero spingere ulteriormente al ribasso l’inflazione.
Secondo il bollettino mensile della banca centrale tedesca, l’inflazione in Germania sarà quest’anno solo dello 0,25%. Nel dicembre scorso, la Bundesbank aveva previsto un’inflazione all’1,1%. Il taglio è stato determinato dal forte ribasso del prezzo del petrolio ed è arrivato molto prima del previsto (normalmente la Bundesbank pubblica la sue previsioni solo due volte all’anno: le prossime erano attese per il mese di giugno). L’istituto presieduto da Jens Weidmann ha anche ridimensionato le sue previsioni relative al 2017, abbassandole dal 2 all’1,75%.
L’annuncio della Bundesbank rende ancora più probabile che, prima della riunione di marzo del consiglio, che dovrà decidere eventuali misure di stimolo, gli economisti della Bce facciano lo stesso. Al momento, le previsioni della Bce, anch’esse pubblicate nel dicembre scorso, indicano un’inflazione dell’1% nel 2016 e dell’1,6% nel 2017. Un ribasso delle proiezioni, dato per scontato dagli economisti di mercato, rafforzerebbe le argomentazioni dei consiglieri, che, sotto la guida di Draghi, sono a favore di altri interventi per far risalire l’inflazione verso l’obiettivo di stare sotto, ma vicino al 2%. Una minoranza del consiglio, che comprende Weidmann e l’altro membro tedesco, Sabine Lauteschlaeger, è stata finora dell’avviso che, essendo i fattori che spingono al ribasso l’inflazione, soprattutto il petrolio, fuori dal controllo della Bce, sia meglio aspettare. Questi consiglieri sono inoltre preoccupati dei possibili effetti collaterali di alcune misure della Bce sulla stabilità finanziaria.
Il bollettino della banca centrale tedesca nota peraltro che il crollo del prezzo del petrolio agisce anche da stimolo per l’economia, in quanto aumenta il potere d’acquisto delle famiglie. L’attività economica, in particolare i consumi, è sospinta inoltre dalle condizioni favorevoli del mercato del lavoro, osserva la Bundesbank, con la disoccupazione ai minimi. Il documento sostiene, che, sotto l’impulso della domanda interna, la crescita dell’economia tedesca potrebbe fare meglio nel primo trimestre del 2016 che negli ultimi tre mesi del 2015, quando, secondo cifre diffuse nei giorni scorsi dall’ufficio federale di statistica, è stata dello 0,3%.
Il calo dell’inflazione, ammette la Bundesbank, presenta il rischio che vengano influenzate le aspettative di inflazione futura e venga quindi compressa la crescita dei salari. Al momento, tuttavia, gli economisti della banca centrale tedesca, non vedono segnali di questo fenomeno.
La Bundesbank solleva l’allarme invece sulla sopravvalutazione degli immobili residenziali nelle grandi città, dove il prezzo degli appartamenti è aumentato del 6% l’anno negli ultimi sei anni, anche per effetto dei bassi tassi d’interesse.

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