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Allarme Corte dei Conti “La corruzione dilaga troppe deroghe su Expo”

Pesa come un macigno sull’economia del Paese, proprio come l’evasione fiscale, il sommerso e la criminalità organizzata. Anche perché la corruzione «può attecchire ovunque: nessun organismo e nessuna istituzione possono ritenersene indenni o al riparo». Nella requisitoria sul rendiconto dello Stato per il 2013 il procuratore generale presso la Corte dei Conti Salvatore Nottola si sofferma a lungo sulla corruzione, un fenomeno che «condiziona pesantemente lo sviluppo dell’economia anche per l’effetto deterrente che ha sugli investimenti ed in particolare su quelli delle imprese straniere ». Dopo aver esaminato i conti pubblici, sottolineandone anche molti aspetti positivi, dall’avanzo primario superiore alla media Ue (in percentuale al Pil) alla diminuzione degli interessi sul debito (grazie al calo dello spread) Nottola dedica le ultime pagine della sua requisitoria a un’appassionata e accurata analisi della corruzione e soprattutto dei suoi effetti nefasti sul Paese, quasi a ricordare che qualunque progresso economico vale poco se il sistema non garantisce trasparenza, correttezza, legalità. E infatti il terreno di coltura della corruzione, denuncia, «è l’illegalità in tutte le sue forme». Comprese quelle, che possono apparire secondarie, dell’allentamento o della soppressione dei controlli di legge per una apparente buona causa, come è accaduto per l’Expo Milano 2015, «oggetto di numerose disposizioni derogatorie», motivate con ragioni di urgenza. I risultati sono noti, ma Nottola ribadisce che «in merito all’Expo la Corte dei conti già da tempo aveva lanciato l’allarme sui rischi insiti nella sua gestione, ma non risulta che se ne sia presa coscienza ». Per il futuro, meglio evitare «situazioni che favoriscono o celano accordi illeciti: ritardi nelle opere pubbliche che giustificano poi il ricorso a leggi eccezionali, perizie di variante in corso d’opera di dubbia utilità che possono celare dazioni illecite, opacità dell’Amministrazione ed eccesso di oneri burocratici».

Quanto pesa la corruzione sull’economia italiana? «Azzardare delle cifre sarebbe impossibile e inutile», dice Nottola. Mentre gli analisti di Unimpresa la pensano diversamente: «Tra il 2001 e il 2011 la corruzione ha “mangiato” 10 miliardi di euro l’anno di prodotto interno lordo, per complessivi 100 miliardi in dieci anni». Non solo: secondo le stime di Unimpresa il fenomeno della corruzione in Italia fa calare gli investimenti esteri del 16 per cento e fa aumentare del 20 per cento il costo complessivo degli appalti. Ancora, «le aziende che operano in un contesto corrotto crescono in media del 25 per cento in meno rispetto alle concorrenti che operano in un’area di legalità ». Alle piccole e medie imprese va ancora peggio: il loro tasso di crescita può essere inferiore anche del 40 per cento. Naturalmente la corruzione non è un fenomeno italiano: nella Ue, ricorda Unimpresa, raggiunge i 120 miliardi di euro l’anno, pari all’1 per cento del Pil. A livello globale, l’incidenza è più alta: «Ogni anno si pagano più di 1.000 miliardi di dollari di tangenti e va sprecato, a causa della corruzione, circa il 3 per cento del Pil mondiale».
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