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Allarme contagio sui mercati

di Walter Riolfi

La nuova crisi politica ad Atene e l'incapacità europea di trovare un accordo per evitare il default della Grecia hanno accentuato la crisi di fiducia sui mercati finanziari. Le Borse sono crollate in Europa e negli Stati Uniti e davanti al rischio di un'ondata di panico il Fondo monetario ha fatto sapere informalmente di aver avviato una procedura d'urgenza per stanziare immediatamente gli aiuti necessari ad Atene per evitare l'insolvenza del debito pubblico. Le prossime ore saranno decisive per capire se è possibile evitare che la crisi politica greca sfoci in una crisi finanziaria di portata continentale.

Di fonte a questi eventi torna in mente il monito dell'economista David Rosenberg che da oltre un anno paventa l'avvento di una nuova recessione. D'altra parte, da tempo non si vedeva un cocktail micidiale come quello di ieri, fatto di crisi sui debiti sovrani, di forte rallentamento dell'economia americana e di crescita dell'inflazione. Wall Street è caduta dell'1,74% (-1,76% il Nasdaq) e lo Stoxx europeo, in parte risparmiato dal serale aggravamento della borsa Usa, ha perso l'1,06% (-2,16% Milano, -1,49% Parigi, -1,25% Francoforte, -1,04% Londra).

Difficile dire quale ingrediente del cocktail sia il più tossico. In mattinata le Borse europee erano già deboli: ma ragionevolmente deboli, quasi assuefatte al precipitare degli eventi in Grecia e all'idea che il fallimento del Tesoro ellenico sia inevitabile. E a New York, il future sull'S&P si vedeva limare appena qualche decimo di punto: lontana com'è l'America dai problemi dei debiti sovrani che s'ostina a considerare cosa dell'area euro. Pure la valuta comune pareva tenere quota 1,43: nonostante gli spread dei titoli greci, irlandesi e portoghesi fossero saliti a nuovi record; e nonostante quelli di Italia e Spagna avessero rivisto i massimi di dicembre.

Gli eventi precipitano dopo le 14,30, quando arrivano i dati macroeconomici Usa: l'inflazione volata al 3,6%, l'attività manifatturiera dell'area Fed di New York precipitata in apparente recessione, l'indice Nahb, che misura la fiducia di costruttori di case e operatori immobiliari, sceso ai livelli del marzo 2009, segnalando la temuta doppia caduta del settore.

Assieme alla caduta di Wall Street, c'è stata la rincorsa ai titoli di Stato, con la conseguente flessione dei rendimenti che, per i decennali al 2,97%, si misura in oltre dieci centesimi. Lo spettro di un rallentamento dell'economia, ben oltre il "momentaneo" effetto Giappone e più di quel che potrebbe suggerire l'andamento di metà ciclo, ha fatto precipitare il prezzo del petrolio (a 95 $ a New York dai 99,4 di martedì) e di buona parte delle materie prime, oro escluso.

È interessante notare come la discesa di Wall Street si sia accompagnata al rafforzamento del dollaro, come se gli operatori stessero chiudendo le posizioni di carry trade incautamente aperte nelle precedenti due sedute. Gioca a favore del dollaro la delusione per la mancata prospettiva di un terzo quantitative easing da parte della Fed: la quale, ora, sembra manifestare qualche preoccupazione sull'andamento dei prezzi al consumo, come suggerirebbe l'intenzione di Ben Bernanke a discutere la possibilità di porre un obiettivo all'inflazione. Di contro c'è il calo dell'euro (1,416 $), la cui volatilità ha spiccato un salto paragonabile a quello dello scorso novembre, preludio alla successiva caduta della valuta comune sotto quota 1,30.

Infine va notato come la crisi greca stia generando una serie di giudizi abbassati sulle banche europee. Ieri è stata la volta di S&P sugli istituti ellenici, già in condizioni fallimentari per la continua fuga di capitali. Ha proseguito Moody's, promettendo rating più bassi sulle banche francesi (Credit Agricole, Bnp Paribas e soprattutto SocGen) che, assieme a Dexia e a parecchi istituti regionali tedeschi, sono quelle più esposte sui titoli di Stato ellenici. Le azioni di queste banche hanno perso mediamente il 2,5%: un assurdo se si pensa che le maggiori banche italiane, già ricapitalizzate o in procinto di farlo, nei cui portafogli c'è invece una quantità trascurabile di bond "tossici", sono cadute del doppio.

 

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