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Allarme «contagio» di Monti

BRUXELLES — L’Italia è «ancora minacciata da pesanti possibilità di contagio», e il principale canale-indicatore di contagio è anche oggi lo spread, il divario di rendimento fra i titoli di Stato decennali italiani e gli omologhi titoli tedeschi. Da Bruxelles, dove la sua voce arriva in videconferenza al «Brussels Economic Forum» in memoria di Tommaso Padoa-Schioppa, Mario Monti lancia il suo allarme: lo spread è «un potente disincentivo» alle decisioni politiche, e in Italia ha almeno due cause principali. La prima è l’alto livello del debito pubblico, risultato («consentitemi un esercizio di auto-flagellazione») dei «peccati del passato»; e la seconda, «la mancanza per qualche tempo di una visibile traiettoria di crescita».
Monti era atteso a Bruxelles anche per un altro appuntamento, quello alla conferenza sullo «stato dell’Unione Europea». Ma ha cancellato le due visite, per via dell’emergenza-terremoto. Al secondo incontro, era atteso anche per un altro motivo: come vincitore del premio «per la leadership in Europa», organizzato dal gruppo editoriale European Voice. È stato così l’ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci, rappresentante permanente dell’Italia presso la Ue, a ritirare il riconoscimento. Mentre Tim King, il direttore di European Voice, ne ha spiegato la motivazione: «Monti ha cambiato l’atmosfera dell’Eurozona, ha riportato l’Italia al centro del dibattito europeo». C’erano altri candidati, in lista: come la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, il presidente del Consiglio dei ministri Ue, Herman Van Rompuy. Il premier italiano, ha detto ancora King, ha mostrato però di avere «ricette per la leadership, come la volontà di dedicare del tempo per spiegare agli altri le idee in cui crede, per esempio lo Stato di diritto», il principio di legalità.
La leadership in generale, di questi tempi, sembra essere la merce più richiesta in Europa: con le elezioni greche alle porte, con il vertice dei capi di Stato e di governo già fissato per il 28 giugno, e con il contagio del debito che sembra quasi indomabile, tutti dicono apertamente di temere nuovi dibattiti tutti teorici, sull’universo mondo, e la conseguente paralisi delle decisioni. Monti, per esempio, è convinto che il vertice Ue di giugno non possa non rilanciare «prospettive di crescita» (non solo di austerità), e così «attenuare lo spread, perché la mancanza di crescita è proprio una componente dello spread».
Si vedrà fra poche settimane. Nell’attesa, c’è abbondante materiale per riflettere anche sull’Italia: «Sono sollevato e incoraggiato dalle raccomandazioni della Commissione Europea — dice il primo ministro — ma mi rendo perfettamente conto del fatto che bisogna fare molto di più». Non sono in gioco particolari preoccupazioni per la sorte del governo: «Sparirà quando sarà sciolto il Parlamento, non siamo qui per pagare un prezzo politico». Ma «più mesi passeranno con la società italiana sottoposta alle forti misure di consolidamento senza vedere un beneficio… e più ci sarà il rischio che l’opinione pubblica italiana si rivolti contro le indicazioni provenienti dalla Ue. Del resto, mai dirle: dobbiamo fare questo o quello perché lo vuole l’Europa…». Quanto alle proposte di chi vorrebbe estendere il mandato della Bce e inserirvi anche lo stimolo alla crescita, Monti si dice sfavorevole: «Chiedo più crescita nella Ue, ma non nel mandato della Bce: c’è il rischio che noi governi troviamo più comodo astenerci dalle misure politicamente costose, come le riforme strutturali. E questo avrebbe effetti controproducenti».

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