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Allarme Consob “Rischio bolla per la galoppata dei titoli azionari”

Più ordine tra le norme europee e più credito non bancario per le Pmi, chiamate a competere in un’arena dove le regole non sono ancora eque. Il presidente della Consob Giuseppe Vegas taglia la sua quinta relazione annuale sull’esigenza di colmare, su queste direttrici, il divario che l’Italia ha accumulato nell’età dell’euro. Difatti apre e chiude il suo intervento — nella nuova cornice dell’Expo milanese — con la famosa citazione del Talmud «se non ora, quando?».
Davanti a una platea folta di banchieri e protagonisti della finanza italiana — ma con diverse assenze come sui fronti Eni, Telecom, Mediaset — il numero uno della Commissione che vigila sulle quotate ha spronato gli operatori a far leva sugli elementi congiunturali favorevoli: l’abbondante liquidità, l’euro e il petrolio ribassati, l’inflazione bassa offrono «un’occasione che non si ripresenterà» per il rilancio. Tuttavia «l’enorme liquidità affluita sui mercati e la crescita del rapporto prezzo/utili può rappresentare un segnale di rischio che si formano bolle speculative », ha aggiunto. Nel suo stile, l’ex viceministro del Tesoro del centrodestra ha preferito il taglio politico a quello tecnico-istituzionale dei predecessori; forse anche per mancanza di grandi operazioni sul mercato recente, e la limitata attività sanzionatoria dell’authority. Nel 2014 sono stati chiusi 160 provvedimenti, di cui 140 sanzionati per 20,6 milioni; l’anno prima le multe furono 35,2 milioni. Ma nel 2014 un centinaio di fascicoli sono fermi in attesa che il Consiglio di Stato sancisca «la compatibilità del regolamento Consob sulle sanzioni » coi principi dell’equo processo della Convenzione europea. L’esigenza di concedere ai contestati di «replicare alle conclusioni dell’Ufficio sanzioni amministrative » ha avviato modifiche regolamentari, e congelato diversi dossier.
La relazione di Vegas, che non ha mai citato il governo, è concentrata sull’Europa, dove la superfetazione di una quindicina di direttive dal 1999 ha prodotto «incertezze normative, con spazi per arbitraggi tra sistemi giuridici, a cui s’è risposto tramite regole sempre più dettagliate e complesse che frenano gli investimenti esteri. Una giungla in cui è pericoloso solo addentrarsi ». Per fare ordine Vegas ha proposto «un Testo unico della finanza europeo», incontrando il consenso del presidente dell’Abi Antonio Patuelli, che ne parlò di recente. Vegas ha poi suggerito che la direttiva Transparency sia l’occasione per ridurre gli oneri di informativa, sia rialzando le soglie minime sulle partecipazioni nelle quotate (in Italia al 2%, nei grandi paesi europei al 3%), sia valutando se rinunciare alle trimestrali per le imprese minori. Ma il vero obiettivo è la Capital markets union , cui lavora l’Ue e che può essere «il secondo pilastro» europeo, dopo l’unione bancaria. «Vegas mostra di avere presenti i due grandi problemi del paese: fisco e corruzione, che miglioreranno con una vera unione economica e fiscale», ha chiosato un primario avvocato. Proprio nell’area Expo Vegas ha proposto di ospitare un’agenzia europea per le Pmi, per raccogliere e diffondere informazioni e avvicinarle al «modello americano »: dove i fondi pensione investono molto in Borsa (il 50% del totale, contro il 40% dei paesi Ocse e il 20% di quelli italiani, «ancora troppo limitati»), e del solido risparmio privato che spesso finisce in tasche e strumenti stranieri, e lascia le Pmi italiane in balia delle banche con problemi di credito. Vegas ha chiesto un sistema che faccia perno sui “fondi di fondi”, per ridurre l’indebitamento bancario alle imprese che qui pesa per il 52% del Pil (45% nell’Eurozona, 4% negli Usa). Il dg di Bankitalia Salvatore Rossi ha visto «un filo rosso che è la preoccupazione del finanziamento a economia reale e Pmi. Meno banca e più mercato è un tema caro anche a Bankitalia: concordiamo nella diagnosi».
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