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Allarme Bce su disoccupazione strutturale e «scoraggiati»

L’effetto della crisi finanziaria che si è diffusa dal 2008 anche nell’eurozona ha aumentato il tasso di disoccupazione strutturale. La conferma arriva dal report sul mercato del lavoro diffuso ieri dalla Bce. Le stime raccolte da Commissione europea, Ocse e Fondo monetario internazionale e rielaborate dall’Eurotower dimostrano che è cresciuto il rischio di una «isteresi della disoccupazione» che renderà più difficile, alla ripresa del ciclo, riassorbire molti dei posti di lavoro che sono andati perduti.
Lo studio prende le mosse dagli effetti aggregati delle recessioni che hanno colpito in varia misura le economie dell’Euro-area e che hanno bruciato, tra il 2008 e il 2010, quattro milioni di posti di lavoro, scesi a tre milioni dopo la tiepida ripresa del primo semestre del 2011. L’impatto è diverso tra paesi e settori produttivi ma le evidenze statistiche raccolte dimostrano che il tasso di disoccupazione di equilibrio, stimato con l’indicatore Nairu (non accelerating inflation rate of unemployment) ovvero il tasso di compatibile con un’invarianza del tasso di crescita dei prezzi, è aumentato di oltre un punto e ora si colloca sopra la soglia del 9%; il top dal 1999.
Ad aumentare il tasso strutturale, che ha effetti significativi sul Pil potenziale di ogni singolo Paese, è in particolare l’allungamento del periodo di disoccupazione medio, visto che almeno la metà dei «senza lavoro» non trova un nuovo impiego da oltre un anno. Esclusioni prolungate dal mercato del lavoro hanno poi provocato un rapido deterioramento dell’incrocio tra domanda e offerta di impiego per determinate competenze.
In questo contesto le priorità indicate ai governi per evitare il rischio di una ripresa senza occupazione puntano su una migliore flessibilità dei mercati e su una moderazione dei salari, che hanno mostrato una rigidità in questi anni di crisi compensata in parte dai blocchi sul pubblico impiego. Una flessibilità salariale, spiegano i tecnici della Bce, «faciliterebbe la riallocazione tra settori e sosterrebbe la creazione di posti sostenibili». In questa prospettiva le riforme intraprese in diversi Paesi (si cita l’esempio positivo delle riforma Hartz del 2000 in Germania) vanno nella giusta direzione ma rappresentano solo un primo passo per rafforzare la competitività dei mercati.
Riguardo all’Italia, oltre alle stime che dimostrano una elasticità della disoccupazione che si colloca nella media Ue, viene segnalato che se si includessero i lavoratori «scoraggiati», coloro che rinunciano a cercare attivamente una occupazione, tra i disoccupati, il tasso salirebbe al 12,5%, ossia 4,1 punti percentuali in più rispetto al livello ufficiale Eurostat 2011.

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