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Allarme Bce: “Rischio shock sui titoli italiani”

Se si vuole capire perché l’Italia è fonte di preoccupazione in Europa ed è uno dei motivi inconfessabili per cui la Bce procederà con grande cautela nella sua imminente ‘exit strategy’, bastava unire i puntini, ieri. Bastava spulciare il semestrale “Rapporto sulla stabilità finanziaria” della Bce e leggere in filigrana le parole di Mario Draghi. I fattori che potrebbero aumentare l’onere sui bond e, dunque, la percezione del rischio legata ai Paesi con eccessivi debiti pubblici o che soffrono di una fragilità del sistema creditizio, si stanno accumulando. E l’Italia è oggi il Paese che assomma maggiormente queste vulnerabilità e su cui le nubi che si stanno addensando all’orizzonte potrebbero scatenare la tempesta più forte. Le nubi si chiamano taglio degli acquisti di bond da parte della Bce, aumento dei tassi, incertezza politica: tutti fattori che renderanno più costoso l’immenso debito pubblico.
Non a caso, nelle stesse ore in cui è uscito il rapporto, Draghi ha fatto sapere da Madrid che i tassi verranno alzati soltanto dopo l’uscita dal programma di acquisti dei bond QE.
Ha allontanato l’ipotesi, incautamente avanzata da alcuni banchieri centrali, di voler innescare contemporaneamente due fattori che peseranno sui rendimenti. Il presidente della Bce ha precisato che «gli acquisti dei bond sono inevitabilmente più complicati da calibrare, più difficili da intensificare e producono più probabilmente effetti negativi piuttosto che altri strumenti, compresi i tassi negativi» sui depositi, che sono quelli messi principalmente sotto accusa per i riflessi sul sistema creditizio. Riflessi, ha precisato l’italiano, che per ora sono «limitati».
Nel “Rapporto sulla stabilità finanziaria” che intravede nuovi potenziali rischi per l’eurozona, gli economisti della Bce scrivono infatti di aver trovato evidenza empirica che dimostra come «l’incertezza politica possa avere un impatto negativo significativo sulle condizioni finanziarie» di un Paese. In soldoni, rischia di aumentare il premio sui titoli di Stato. E cosa potrebbe scatenare questo shock? Scrive la Bce: «Un esempio è il risultato di un’elezione che implichi uno slittamento ulteriore nelle necessarie riforme strutturali e/o una agenda politica euroscettica». Un Paese del genere, che potrebbe realisticamente corrispondere all’Italia tra circa un anno, se andasse in crisi «potrebbe anche contagiare seriamente altri Paesi dell’area dell’euro» fino al rischio default.
Insomma, in un contesto macroeconomico che sta generalmente migliorando, esistono delle bombe ad orologeria che potrebbero «far impennare improvvisamente gli oneri sui bond dell’eurozona senza un corrispondente miglioramento delle prospettive di crescita». Nel rapporto si legge che anche se le pressioni del mercato si sono allentate e i prezzi delle azioni si sono rafforzati, i tassi bassi continuano a rappresentare una sfida per la redditività delle banche, insieme alle sofferenze.

Tonia Mastrobuoni

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