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Allarme Ance: con queste regole Recovery attuato meno del 50%

Con questi progetti «non coordinati» e con queste regole, «meno del 50% del piano potrà essere realizzato». L’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori, lancia un nuovo allarme sul Recovery e un attacco alla bozza di piano italiano messo a punto dal governo uscente. Nonostante 114 miliardi di quel piano vadano al settore delle costruzioni, il presidente Gabriele Buia sottolinea che la bozza «non appare in grado di delineare un progetto strutturale e organico di trasformazione e di rilancio del Paese»: si tratta di «una raccolta di idee e programmi non coordinati tra loro che difficilmente potranno innescare quel percorso di crescita e benessere di cui il nostro Paese ha disperato bisogno».

Non mancano indicazioni per la prossima versione. Le riforme «sono del tutto insufficienti», «mancano interventi di snellimento delle fasi a monte della gara», «serve un radicale ripensamento del modello decisionale», con «la creazione di una cabina di regia presso Palazzo Chigi con pieni poteri decisionali». Questa struttura «dovrà sostituire le numerose sovrastrutture create negli ultimi anni e avrà il compito di verificare lo stato di attuazione del piano».

Ance chiede per tutti gli interventi un’unica procedura che preveda quattro passaggi: assegnazione delle risorse entro un tempo limitato e certo; avvio dell’opera entro un termine perentorio pena la perdita dei finanziamenti, come è già stato sperimentato con i comuni secondo il «modello spagnolo»; realizzazione dell’opera secondo un cronoprogramma definitivo e vincolante; attivazione di meccanismi premiali per quelle stazioni appaltanti che riescono effettivamente a contabilizzare i lavori in tempi rapidi.

«È indispensabile – dice Buia – accelerare la fase dell’approvazione dei relativi progetti rafforzando e implementando la disciplina della conferenza dei servizi in modalità semplificata. Servono tempi perentori di 120 giorni e silenzio assenso». Il codice degli appalti, poi, va definitivamente superato, voltando pagina «con un sistema di regole snello, chiaro ed efficace, con un nuovo regolamento espressamente dedicato ai lavori pubblici».

Il centro studi dell’associazione ha anche svolto una ricognizione degli interventi destinati al settore per ciascuna delle sei missioni del piano. Al totale di 114 miliardi si arriva con 31,5 miliardi alle infrastrutture di trasporto, 20,6 miliardi per città, comuni e territorio (con ben sette voci distinte), 18,5 miliardi per il Superbonus 110%, 14,8 miliardi per scuole e asili nido, 11,9 miliardi per l’edilizia ospedaliera, 5,7 miliardi agli immobili pubblici, 3,9 miliardi alle infrastrutture idriche, 3,6 miliardi al dissesto idrogeologico, 2,3 miliardi a intervento patrimonio storico e artistico, 1,5 miliardi ad altro.

Ance lamenta che la «missione 3», quella sulle infrastrutture per una mobilità sostenibile raccolga per il 70% degli interventi ferroviari opere provenienti dall’eredità della legge obiettivo del 2001 e, nonostante i venti anni trascorsi, si trovino ancora in una fase di progettazione iniziale.

Per correggere il piano, Ance propone quattro priorità di investimento: un grande piano di rigenerazione urbana, un piano di messa in sicurezza del territorio e delle infrastrutture, la proroga del Superbonus 110%, la digitalizzazione. Vi sono poi due riforme prioritarie di sistema: la pubblica amministrazione la giustizia. «Su questi argomenti – dice Buia – siamo pronti al confronto con il presidente incaricato Draghi, ma dobbiamo farlo presto, partendo dalla centralità delle costruzioni per l’economia reale e la sostenibilità».

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