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Allarme 5S sulla giustizia Per la nuova prescrizione scende in campo Conte

Entra nel vivo la riforma della giustizia. Da via Arenula filtrano le prime soluzioni su prescrizione e inappellabilità delle sentenze sia per il pm che per gli avvocati. Ma non sarà il Parlamento a decidere le priorità dell’azione penale. Intanto però aumenta sempre di più l’insofferenza di M5S che contesta la progressiva cancellazione delle riforme dell’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede. E, per la prima volta sulla giustizia, entra in campo anche l’ex premier Giuseppe Conte, nelle vesti di leader di M5S. Di domenica, per oltre un’ora, Conte ha discusso della riforma con Bonafede, ma soprattutto con i componenti della commissione Giustizia della Camera che, dalla prossima settimana, sarà chiamata a pronunciarsi sugli emendamenti al processo penale da mandare in aula per giugno. Una road map che s’incrocia con la riforma del Csm che, con un rush, potrebbe essere approvata entro l’estate. Mentre a giugno al Senato ci sarà il via libera del nuovo processo civile.
Prescrizione e appello
Nel lunedì in cui la ministra della Giustizia incontra a Vienna il suo omologo, dal ministero filtrano due indiscrezioni importanti. Raccontano come sarà la futura prescrizione e il meccanismo del processo d’appello. Per la prescrizione si torna alla riforma dell’ex Guardasigilli Andrea Orlando. L’orologio del tempo si ferma alla fine del primo grado per due anni. Ma se il processo d’appello supera quei due anni non solo riprende a correre, ma recupera i due anni persi. Va da sé, come vedremo, che M5S lo considera un pugno nello stomaco.
Va peggio con il processo d’appello. Funzionerà così: il pm non potrà fare appello, e neppure gli avvocati potranno farlo liberamente come oggi. Avranno una sola strada, quella di un ricorso che si chiamerà a “critica vincolata”. La legge stabilirà le linee guida, i motivi di possibile appellabilità, ai quali gli avvocati dovranno attenersi. È la vera novità rispetto alla legge Pecorella del 2006, bocciata l’anno dopo dalla Consulta, perché la Corte rilevò una disparità di trattamento tra il pm (che non poteva fare appello se perdeva il processo) e gli avvocati (che invece potevano farlo). Ora l’anomalia viene sanata.
M5S non ci sta
Nel parterre delle proposte di Cartabia – che la prossima settimana diventeranno altrettanti emendamenti che saranno poi sub-emendati dai partiti in commissione Giustizia alla Camera – non c’è la previsione che sarà il Parlamento a decidere le priorità dell’azione penale. Ma questo non basta a mettere la sordina all’allarme di M5S sulla giustizia. Di domenica, per la prima volta, Conte incontra Bonafede e i deputati della commissione. Sul tavolo l’elenco delle lamentele – di cui si è fatto portavoce sabato con Repubblica l’ex sottosegretario Vittorio Ferraresi – che vanno dalla prescrizione all’appello. Conte suggerisce di chiedere un incontro alla Guardasigilli. Un “bilaterale” – come viene definito durante la riunione che metta sul tavolo le proposte che M5S ritiene inaccettabili. E tra queste ci sono sia la prescrizione che l’inappellabilità delle sentenze, una riforma che, per il Movimento, sa tanto di Berlusconi.
L’ennesima sfida di Costa
Una strada in salita per Cartabia. Che potrebbe incappare in uno ostacolo già questa settimana, quando in aula approderà il decreto per il nuovo concorso per i magistrati già votato al Senato. Sul quale Enrico Costa di Azione presenterà un emendamento destinato ad attrarre i voti del centrodestra. Perché l’aspirante toga, già prima del concorso, secondo Costa, dovrà dire se vuole fare il pm o il giudice. Quindi l’esame sarà diverso, le stesse materie, ma tracce differenti. E non basta. Perché sempre Costa è pronto a lanciare le “pagelle delle toghe”, una valutazione di professionalità che tenga conto anche dei processi, sia per il pm ma anche per il giudice. Anche in questo caso tutto il centrodestra sarà entusiasta.
La corsa del processo civile
Infine i tempi delle riforme. La prima a tagliare il traguardo sarà quella della giustizia civile. Come dice il capogruppo del Pd in commissione Giustizia Franco Mirabelli «abbiamo già lavorato con i colleghi della Camera e quindi la riforma, una volta votata qui, potrà passare anche alla Camera«. Con la fiducia? Sicuramente. A luglio il nuovo processo civile che l’Europa ci chiede sarà legge.
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