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Allargato l’utilizzo delle intercettazioni

Più esteso l’utilizzo delle intercettazioni in procedimenti diversi da quello per il quale sono state autorizzate. Quando la comunicazione intercettata costituisce essa stessa una condotta criminale allora deve essere qualificata come corpo del reato e non è più soggetta ai vincoli di utilizzo disposti dall’articolo 270 del Codice di procedura penale (per il quale l’utilizzo è possibile solo se indispensabile per l’accertamento di delitti per i quali è previsto l’arresto in flagranza). A stabilirlo sono state le Sezioni unite penali della Corte di cassazione con un’informazione provvisoria datata 26 giugno.
Il caso approdato alle Sezioni unite sulla base della verifica di un contatto tra le sezioni semplici della stessa Corte aveva visto la condanna di due carabinieri per distruzione e deterioramento di cose militari aggravato: ad essere gravemente danneggiata dalla condotta dei due militari era stata l’autovettura di servizio. Alla condanna si era poi arrivati valorizzando i risultati di una registrazione digitale sonora tratti da un dispositivo di intercettazione installato sull’auto nell’ambito di indagini per reato comune a carico dei rappresentanti della compagnia carabinieri di appartenenza. La registrazione era stata acquisita nel corso del dibattimento perché considerata corpo del reato e quindi pienamente utilizzabile.
Ma diversi sono i casi in cui il principio assunto dalle Sezioni unite può essere applicato. E li si può trarre da un’analisi dei precedenti in materia della stessa Cassazione. Tra i reati, per esempio, il favoreggiamento, la rivelazione di segreto di ufficio, il millantato credito.
La tesi fatta propria dalle Sezioni unite, anche se il deposito delle motivazioni arriverà solo tra qualche tempo, era stata esposta, tra le altre, da una pronuncia della Cassazione del 2001, sentenza n. 14345 della Sesta sezione, per la quale i limiti all’utilizzo delle intercettazioni telefoniche in altri procedimenti «qualora le registrazioni non rappresentino una conversazione su circostanze relative al fatto reato per cui sono state disposte ma una comunicazione che integra essa stessa condotta criminosa, la loro acquisizione al processo va inquadrata nelle norme che regolano l’uso processuale del corpo del reato, giacché tali registrazioni sono da considerare cose sulle quali il reato è stato commesso, e non si applicano, pertanto, le limitazioni stabilite dall’articolo 270 del Codice di procedura penale». Più sotterraneo, all’interno di questo orientamento, che è poi stato quello fatto proprio dalle Sezioni unite, esisteva un contrasto sulla nozione di corpo del reato.
Di diverso tenore erano stati altri precedenti della stessa Cassazione che confermavano l’esistenza dei limiti stabiliti dal Codice di procedura penale. L’acquisizione al dibattimento delle intercettazioni effettuate in altro procedimento non sarebbe cioè possibile perché «non va inquadrata nelle norme che regolano l’uso processuale del corpo del reato, giacchè la registrazione costituisce in ogni caso un mezzo di documentazione della comunicazione e non è definibile cosa sulla quale o mediante la quale il reato è stato commesso» (in questo senso le sentenze n. 33187 e n. 10166 del 2001). Aderendo a questo orientamento, era stato, per esempio, escluso, che nel procedimento relativo al reato di divulgazione di segreto d’ufficio e per quello di falso, commessi attraverso una comunicazione telefonica su un’utenza soggetta per altre ragioni e in un diverso procedimento a intercettazione, la registrazione potesse in ogni caso essere utilizzata come corpo di reato.

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