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All’amministratore l’onere della prova

Il contratto di trasporto stipulato dagli amministratori di una società quando c’erano già i presupposti perché questa venisse sciolta, non può essere considerato nuova operazione se è possibile dimostrare che è necessario per completare un’attività già intrapresa o finalizzato a un esito migliore della liquidazione. L’onere della prova non spetta però a chi chiede il pagamento della prestazione effettuata ma agli amministratori. La Cassazione, con la sentenza 2156, accoglie per metà il ricorso del titolare di una ditta di trasporti che, dopo aver incassato quanto chiedeva per il lavoro effettuato era stato condannato a restituire il tutto. Il verdetto del Tribunale, che aveva condannato gli amministratori a pagare per aver fatto un contratto quando la società era insolvibile, era stato ribaltato dalla Corte d’Appello che aveva slegato la verifica sul carattere della nuova operazione dal criterio temporale.
I giudici precisano che avallando le tesi della difesa secondo la quale la responsabilità nascerebbe automaticamente per qualunque negozio stipulato dopo i “sintomi” di scioglimento della società, non ci sarebbe alcuna possibilità di dimostrare che l’operazione non è nuova, e quindi finalizzata a nuovi atti d’impresa o nuovi utili, ma semplicemente necessaria per terminare un lavoro già iniziato o ottenere una liquidazione migliore.
Ha dunque torto il creditore nel ritenere che l’operazione, solo perché messa in atto dopo il verificarsi delle difficoltà economiche, fosse il segnale della volontà di proseguire nell’attività come «se nulla fosse». Il ricorrente ha, però, ragione quando nega di avere l’obbligo di provare che il trasporto si riferiva a una linea di produzione nuova e non a giacenze già commissionate.
La Cassazione precisa che non è il creditore a dover provare la circostanza liberatoria, oltretutto riguardante fatti di dominio esclusivo dell’impresa debitrice. Quindi a ciascuno il suo. Chi agisce in giudizio deve provare l’esistenza delle circostanze alla base della domanda: il verificarsi delle condizioni per lo scioglimento della società e i successivi atti negoziali; gli amministratori che negano la pretesa dovranno invece dimostrare che le operazioni “incriminate” non sono nuove, anche se effettuate dopo lo scioglimento, perché non comportano rischio di impresa e dunque pregiudizio per i creditori ma sono giustificate dall’attività liquidatoria o dall’esigenza di onorare un precedente impegno.

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