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All’aeroporto guidati dai robot

A Düsseldorf Ray parcheggia l’auto e la riporta al proprietario al ritorno. A Ginevra Kate si getta, fisicamente, nella mischia per alleggerire le code e fare il check-in. Mentre Leo si preoccupa di portare la valigia all’addetto che poi dovrà caricarla in aereo. Ad Amsterdam Spencer fornisce informazioni e assiste quando ci sono dei cambi di gate all’ultimo minuto. A Incheon (Corea del Sud) Troika accompagna i viaggiatori dritti verso la porta d’imbarco.

Ray, Kate, Leo, Spencer e Troika fanno molto bene il loro lavoro. Però sono poco estroversi. Del resto sono dei robot. I primi di una generazione che sta trasformando gli aeroporti — soppiantando gli esseri umani — e il modo in cui ci muoviamo negli scali.

Sempre meno addetti ai check-in, sostituiti dalla modalità online e dalle macchinette installate negli scali. Sempre meno facchini in carne e ossa, rimpiazzati dai «self-bag drop», i nastri automatizzati che si usano dopo aver stampato l’etichetta identificativa o, appunto, da robot come Leo. Ridotti o assenti pure i poliziotti alle frontiere, dal momento che i gabbiotti hanno lasciato lo spazio ai varchi automatizzati dove la lettura del passaporto innesca una serie di verifiche in tutti i database internazionali che richiede pochi secondi. Via anche gli assistenti di terra al momento dell’imbarco, visto che basta passare davanti alle fotocamere per far aprire le porte e salire in aereo.

«I viaggiatori apprezzano tutta la tecnologia disponibile perché vogliono muoversi più velocemente e trascorrere meno tempo possibile nelle varie fasi che portano all’ingresso nel velivolo», spiega Sergio Colella, presidente per l’Europa di Sita, colosso mondiale che fornisce servizi di comunicazione e soluzioni tecnologiche. «È anche per questo che nel 2016 il 37% di chi ha volato ha utilizzato un sistema automatico di verifica del passaporto e il dato aumenterà: ci vogliono 7-8 secondi con i dispositivi elettronici come quelli che abbiamo installato a Roma Fiumicino contro i circa 60 secondi dei normali controlli di polizia».

All’aeroporto Changi di Singapore — premiato per il quinto anno consecutivo da Skytrax come il migliore del mondo — hanno aperto persino un laboratorio per le soluzioni tecnologiche future.

Ma è a Brisbane, in Australia, che si può già vedere come sarà, entro breve tempo, la nuova vita dei passeggeri: individui che si muovono liberamente. Il tutto grazie a «Smart Path»: durante il check-in i documenti di viaggio vengono collegati al dato biometrico che genera una chiave digitale unica. Chiave che diventa un lasciapassare nella procedura d’imbarco: in ogni fase le fotocamere incrociano il volto della persona con gli archivi di polizia. Non serve più tirare fuori la carta d’imbarco e il passaporto. Con grande sollievo soprattutto degli sbadati.

Leonard Berberi

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