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Alla Ue una lettera di «impegni»

Il presidente del Consiglio oggi si presenterà al cospetto dei colleghi del Consiglio europeo non con un decreto ma con un documento politico. Una lettera di 15 pagine messa a punto ieri sera con l'ausilio di alcuni ministri nella quale si riassumono le linee guida delle tante misure strutturali già adottate e gli impegni su quelle in vista ma senza scadenze precise. Un documento elaborato in più fasi: all'incontro a Palazzo Grazioli, cominciato con Berlusconi e i ministri Brunetta e Romani, si sono aggiunti prima i vertici della Lega e poi, a tarda sera, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti per trovare la difficile quadra su un documento condiviso.

Un testo che fa riferimento alle due manovre correttive dei conti, varate tra luglio e agosto e con impatto sul quadriennio 2011-2014. Due manovre che ridurranno l'indebitamento netto per circa 2,8 miliardi quest'anno per salire fino a 59,8 miliardi nel 2014, l'anno successivo al pareggio di bilancio, che sarà conseguito nel 2013. Nella missiva si sottolinea che le misure sul fronte delle entrate (i tagli) contribuiscono per la quasi totalità della correzione di quest'anno e per circa due terzi nel triennio successivo. Si ricordano i tagli ai ministeri e agli enti locali, il primo ciclo di spending review che verrà avviato entro novembre e si ricordano anche i nuovi sacrifici imposti ai dipendenti pubblici, con l'estensione del blocco dei contratti fino alla fine del 2014.

Ci si sofferma sulla previdenza, il nodo attorno al quale si sono arrovellati nelle ultime 48 ore Berlusconi e Bossi. Anche qui nessun annuncio di nuove misure ma un riepilogo ampio di tutte le riforma adottate nel corso della legislatura. Si parte dall'innalzamento dell'età di vecchiaia delle dipendenti pubbliche (sarà a 65 anni dal prossimo gennaio), introdotta proprio su richiesta dell'Europa. L'elenco prosegue con le finestre mobili, l'aggancio del momento di pensionamento alla speranza di vita e l'avvio operativo dei coefficienti di trasformazione. Fino all'aumento, sia pur graduale a partire dal 2014, dell'età di pensionamento di vecchiaia anche delle lavoratrici del settore privato. Tutte misure che verranno rigorosamente attuate, viene ricordato nella missiva, e che non solo garantiscono la stabilizzazione del sistema (come, del resto, ha riconosciuto in più occasioni la stessa Commissione europea) ma realizzeranno l'obiettivo del pensionamento attorno ai 67 anni d'età già a partire dal 2026. Nella lettera il governo prova anche a dare rassicurazioni sul cammino che sarà intrapreso per sostenere la crescita. L'esecutivo considera come capitoli centrali il piano dedicato alle infrastrutture, parte preponderante delle bozze del decreto sviluppo fin qui circolate, e la deregulation che dovrebbe liberare il potenziale delle imprese intervenendo anche a favore del mercato del lavoro. Liberalizzazioni-semplificazioni e procedure più rapide per la spesa nelle grandi opere sono giudicati obiettivi prioritari. Ma il governo nella sua lettera di intenti promette scelte rapide e concrete anche sulle privatizzazioni, in particolare sulla dismissione del patrimonio pubblico. Nel dettaglio, poi, è probabile che anche nel corso del vertice di oggi Berlusconi tornerà sul concetto già anticipato sabato scorso delle "100 agevolazioni" a sostegno del sistema economico. Espressione che va però precisata: in realtà nel decreto a cui ha lavorato il governo c'è spazio per 100 misure, in senso lato, per l'economia, solo in minima parte si tratta di incentivi mentre prevalgono gli interventi di deregolazione.
 

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