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alla (RI)carica! siamo sempre più elettrici

Siamo sempre più elettrizzati. Sono 5,3 miliardi i telefonini che ogni giorno ci portiamo dietro; un miliardo e oltre gli smartwatch che teniamo al polso (310 milioni venduti nel 2017); un miliardo e mezzo le cuffie bluetooth (150 milioni vendute nel 2017) infilate nelle orecchie per correre e rilassarsi nel traffico urbano. E ancora, sono ormai 35 milioni le biciclette elettriche vendute nel 2017 (secondo Navigant Research). E due milioni le auto elettriche che corrono sulle strade del mondo (senza calcolare quelle ibride).

Abat-jour e onde radio

La tendenza è in continua crescita, spinta dai nuovi sistemi di trasporto elettrici a basso costo e, soprattutto, dalle ricariche veloci e wireless.

Nilox, società hi-tech del gruppo Esprinet (4 miliardi di ricavi e un milione di dipendenti in Europa), da un paio d’anni sta puntando molto sugli hoverboard. Sono una sorta di monopattini elettrici a basso costo, facili da ricaricare, per muoversi nei centri chiusi al traffico. Hanno batterie che consentono un’autonomia superiore ai 20 chilometri. S’infilano in auto e si ricaricano a casa in un paio di ore. Ora sono allo studio sistemi di ricarica velocissimi: pochi minuti per avere la piena autonomia. Soprattutto wireless.

La ricarica wireless, senza fili, è l’ultima invenzione hi-tech. La stiamo sperimentando da almeno un paio di anni con i più recenti modelli di smartphone, tablet e smartwatch. Consente di ricaricare il dispositivo appoggiandolo su una base: solitamente rotonda, ma ci sono produttori, come Ikea, che hanno inserito il dispositivo a piede di abat-jour con design suggestivi.

Anche gli interni delle auto stanno ospitando queste ricariche che hanno il vantaggio d’essere versatili con standard, come il QI, utilizzabili da molti smartphone, iPhone compreso.

All’università di Washington il team del professor Shyam Gollakota sta testando il prototipo di uno smartphone senza batteria. L’elettricità arriva da segnali radio inviati da un’antenna e il telefonino si alimenta con un collegamento via etere. Il problema, per ora, sono le distanze.

Il sistema funziona bene sino a dieci metri di distanza, ma i ricercatori sono ottimisti e tra pochi anni i metri potrebbero diventare chilometri.

Una panacea anche per i veicoli elettrici? Forse sì, anche se gli scienziati puntano ad altre tecnologie rivoluzionarie. Come quella, a induzione variabile, messa a punto, sempre negli States, dalla Stanford University per ricaricare le auto in movimento.

Sono ancora una volta le onde radio a propagare l’energia, ma il progetto prevede d’inserire invisibili caricatori nell’asfalto stradale. Il progetto, dopo la pubblicazione sulla rivista scientifica Nature , è stato adottato dal dipartimento delle infrastrutture Usa. Secondo alcuni analisti, potrebbe essere davvero il futuro prossimo venturo della rivoluzione elettrica. Anche l’Italia si sta muovendo e bene.

Il prototipo

I ricercatori del Politecnico di Torino stanno lavorando a Charge While Driving, un prototipo di autostrada-ricarica per auto e moto elettriche. La tecnologia si chiama Ipt (Inductive Power Transfer) e qualcuno l’ha paragonata al funzionamento delle piastre a induzione usate in cucina. I sistemi a induzione nel breve periodo avranno ricadute pratiche.

Non è un caso che la Bmw abbia appena presentato un sistema wireless che si ricaricherà automaticamente posteggiando sopra una piattaforma.

Per ora i tempi di ricarica sono abbastanza lunghi, circa tre ore e mezzo, ma i tecnici di Monaco sono convinti di poter ridurre in futuro l’attesa a quella di un normale pieno di benzina.

Infine c’è il solare. Ovvero minuscoli e potentissimi pannelli di ultima generazione. I questo caso l’utilizzo, almeno per ora è destinato agli smartphone. I «pannellini» ricopriranno il dorso del telefono e in pochi minuti trasformeranno i raggi della stella più amata in elettricità ed energia inesauribile.

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