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Alla fine Detroit si arrende, fallisce la città dei motori

Da ieri sera Detroit è la più grande città americana mai finita in bancarotta. La «discesa negli inferi» di quella che un tempo era l’orgogliosa capitale mondiale dell’auto — una prospera metropoli di quasi due milioni di abitanti — va ormai avanti da anni: la crisi dell’auto, la città scesa sotto i 700 mila abitanti e abbandonata dai ceti medi produttivi. Un solo grosso stabilimento — un impianto della Chrysler — rimasto nel perimetro urbano.

Così, anche se Ford, General Motors e Chrysler si sono in parte riprese e se alcuni quartieri della metropoli decaduta hanno vissuto un «revival» alimentando la speranza e l’orgoglio declinato negli «spot» televisivi di Eminem e di Clint Eastwood, dal punto di vista amministrativo Detroit ha continuato ad affondare, soprattutto a causa del crollo delle entrate fiscali.

E quello che era arrivato come il sindaco della rinascita, l’ex campione di basket NBA Dave Bing, alla fine è stato costretto a gettare la spugna: ha cercato di fornire servizi a un’area ancora estesa come quella di una megalopoli e di mantenere un esercito di dipendenti pubblici e di ex impiegati ormai in pensione, pur avendo ormai le risorse di una cittadina di medie dimensioni.

Qualche mese fa il governatore del Michigan, Rick Snyder, è intervenuto dichiarando lo stato d’emergenza fiscale e rimpiazzando il sindaco con un commissario: Kevyn Orr. Lui, che è proprio un esperto dei processi di bancarotta, ha cercato per alcuni mesi di raddrizzare la situazione, negoziando una riduzione del debito coi creditori. Ma questi — soprattutto i sindacati e i fondi pensione — non se la sono sentita di accettare un accordo nel quale avrebbero perso molto più della metà dei loro crediti verso l’amministrazione cittadina.

Così la bancarotta è diventata inevitabile. Ieri il governatore ha autorizzato Orr a chiedere al tribunale la protezione dai creditori sotto il cosiddetto «Chapter 9». Nei prossimi 90 giorni il tribunale valuterà se ci sono le condizioni per dare via libera a questa procedura e identificherà tutti i creditori interessati dal procedimento. Per i 10 mila dipendenti pubblici e i 20 mila pensionati del Comune si delinea un drastico taglio del fondo sul quale viene calcolato il loro trattamento previdenziale.

Doloroso ma inevitabile, sostiene il governatore, visto che la città era arrivata ad avere debiti per oltre 18 miliardi di dollari.

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