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Alla Fed la signora che rende semplice l’economia

L’anno prossimo la Federal Reserve compie 100 anni. Un compleanno importante, che potrebbe essere celebrato con l’arrivo della prima donna alla presidenza della Banca centrale americana. Nella corsa alla successione di Ben Bernanke, quando il prossimo gennaio scadrà il suo secondo mandato, la super favorita è infatti Janet Yellen, 66 anni, economista, democratica, oggi vice presidente della Fed.

Bernanke, 59 anni, economista e repubblicano (è stato nominato da George W. Bush nel febbraio 2006), è rimasto «molto più a lungo di quanto volesse o avrebbe dovuto», ha detto esplicitamente qualche giorno fa il presidente Usa, Barack Obama per segnalare il prossimo cambio della guardia. La nomina di Yellen, però, segnerebbe anche un altro record: sarebbe la prima signora al vertice di una banca centrale di un Paese del G7.

Nata a New York, PhD in economia a Yale, dopo la laurea in economia alla Brown University, Yellen ha costruito la sua carriera accademica tra Harvard, la London School of Economics e l’università di Berkeley, in California, dove è stata premiata due volte per eccezionali capacità di insegnamento. D’altra parte anche il premio Nobel per l’Economia James Tobin, con cui ha studiato a Yale, l’ha descritta come «un genio nell’esprimere concetti complicati in modo semplice». Un altro premio Nobel per l’Economia (George Akerlof) invece lo ha sposato e insieme hanno un figlio (anche lui economista).

La «carriera politica» di Yellen è legata a Bill Clinton, di cui è stata capo del Consiglio economico della Casa Bianca tra il ‘97 e il ‘99. Poi dal 2004 ha guidato la Federal Reserve di San Francisco, dove è rimasta fino al 2010, quando Obama l’ha chiamata per diventare vice presidente della Fed. Il suo arrivo ha già portato una ventata di cambiamento. A Washington le piace andare in mensa, perché «mangiare con lo staff è un buon modo per sapere che cosa pensano le persone, che cosa gira per la loro mente. E a me piace interagire», racconta. Vale anche con il mondo esterno. Tant’è che se oggi la Banca centrale Usa parla più chiaramente, e la sua politica monetaria è più trasparente, rispetto alle esternazioni enigmatiche di Alan Greenspan, è anche merito suo. Nel gennaio 2012, su raccomandazione di un comitato sulla comunicazione presieduto da lei, la Fed per la prima volta ha annunciato il target per l’inflazione (2%) e per la disoccupazione (dal 5,2 al 6%). «Penso e ho fiducia che i giorni del non spiegare mai, non giustificare mai siano passati per sempre», ha detto durante una conferenza lo scorso aprile.

Al di là del curriculum stellare, Yellen è il candidato più probabile perché rappresenterebbe un cambiamento all’insegna della continuità, visto che è tra i più stretti collaboratori di Bernanke sul fronte dell’occupazione. Sostenitrice della necessità di tenere l’inflazione sotto controllo, ancorata al 2%, toccherà però a lei mettere fine all’era del denaro facile, con tassi vicini allo zero, interrompendo il programma di acquisto di titoli e bond della Fed da 85 miliardi di dollari al mese e rialzando gradualmente i tassi. Una prospettiva preannunciata da Bernanke mercoledì e che ieri ha fatto cadere i listini di tutto il mondo.

Se sarà promossa, Yellen diventerà la donna più importante (e temuta) del mondo, anche se la politica monetaria, resta una riserva maschile nei ruoli di comando. Sono soltanto 15 le governatrici su 177 banche centrali, e si trovano sopratutto nelle economie emergenti. Ma le cose cominciano a cambiare. Elvira Nabiullina, 49 anni, consigliera economica del presidente Vladimir Putin, dal 24 giugno guiderà la Banca centrale russa. E Charlotte Hogg, 42 anni, responsabile della rete del Santander in Gran Bretagna, dal 1 luglio diventerà il primo Chief operating officer (Coo) nei 309 anni di storia della Bank of England, un ruolo nuovo di zecca voluto dal neo governatore, il canadese Mark Carney, che ha scelto Hogg personalmente.

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