09.12.2022

All’ Italia il record dell’evasione sull’Iva Tetto Ue al contante

  • La Repubblica

Se prima era informale, adesso è davvero ufficiale. L’Unione europea richiama l’Italia sull’evasione fiscale. È un vero e proprio allarme. Che si basa su un dato inequivocabile: l’Iva non riscossa ogni anno in Italia supera i 26 miliardi di euro. È al primo posto in questa inelegante classifica.

In Francia, con un numero di abitanti analogo, la quota ammonta più o meno alla metà: 14 miliardi. E in Germania, paese con un terzo di abitanti più di noi, è a quota 11 miliardi. Il confronto è dunque impietoso.

«Per noi sia la fatturazione elettronica che la lotta all’evasione hanno grande priorità e l’evasione dell’Iva in Italia è molto forte», ha detto senza mezzi termini il Commissario agli Affari economici, Paolo Gentiloni, in riferimento al nostro Paese.

Del resto, il dato comunicato dalla Commissione europea accompagna una proposta formulata ieri sulla fatturazione elettronica. Un progetto per evitare che si perdano in Europa 93 miliardi di imposte. E che poggia su tre pilastri: il passaggio a una rendicontazione digitale in tempo reale basata sulla fatturazione elettronica per le imprese che operano a livello transfrontaliero nell’Ue; norme Iva aggiornate per le piattaforme di trasporto passeggeri e di alloggio di breve durata; l’introduzione di una registrazione Iva unica in tutta l’Ue. In questo modo ci potrebbe essere una trasmissione in tempo reale dei dati. E soprattutto si interviene su quelle piattaforme digitali che al momento non sono responsabili della riscossione dell’Iva. Quelle, ossia, che operano nel trasporto o nell’alloggio di breve durata. Tanto per fare due esempi: Uber e Airbnb. Questi operatori avranno l’obbligo della riscossione e della trasmissione dell’Iva alle autorità fiscali quando i fornitori di servizi non lo fanno, ad esempio perché sono una piccola impresa o un fornitore individuali. Secondo l’esecutivo europeo, queste misure potrebbero recuperare almeno 18 dei 93 miliardi non riscossi.

La mossa della Commissione arriva nel giorno in cui il Consiglio europeo ratifica l’idea di fissare il tetto all’uso del contante a dieci mila euro. Un annuncio che ha fatto saltare di gioia il governo e molti esponenti del centrodestra a cominciare da Matteo Salvini. L’hanno interpretato come una loro vittoria. Ma è esattamente il contrario. Perché il punto di partenza è diverso: nell’Ue non era previsto fino ad ora un tetto. In Germania, ad esempio, non esiste. Il passo compiuto è allora la dimostrazione che anche a Bruxelles hanno colto l’esigenza di un intervento di questo tipo. E poi, come rivela plasticamente il dato sull’Iva, l’Italia da questo punto di vista non è la Germania, non è la Francia e nemmeno la Spagna. Elevare nel nostro Paese — non si tratta infatti di introdurre ma di alzare un tetto già esistente — la quota utilizzabile di contanti, equivale a lanciare un segnale e incoraggiare l’evasione e l’elusione fiscale. Esattamente come sottolineato nei giorni scorsi da Banca d’Italia e dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio: più contanti, più evasione.

Insomma, il tetto “minimo” a dieci mi la euro non significa dare ragione a chi in Italia pretende la liberta di pagare in contanti, ma richiamare istituzionalmente una necessità prima ignorata. Lo stesso principio, richiamato nei giorni scorsi sempre dalla Commissione, riguarda i pagamenti con il Pos. Fissare a 60 euro la soglia sotto la quale i commercianti possono non accettare la carta di credito o il bancomat, vuol dire aprire uno spazio fiscalmente brado. Per di più in quel ca so si pone anche un problema di rispetto degli impegni assunti con il Pnrr. Nello scorso semestre, la misura del governo Draghi rientrava proprio negli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. L’Italia ha ricevuto 21 miliardi di euro per il raggiungimento di quelle “milestones”. Mettere in discussione quel provvedimento può provocare un ripensamento della Commissione sui soldi stanziati. L’evasione non è solo una questione nazionale. Fortunamente è anche europea.