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Alitalia vicina al default “Ora lo Stato deve salvarla”

Fallimento o intervento finanziario in extremis del Tesoro. Il salvataggio di Alitalia passa per un filo sottilissimo, sospeso tra il baratro del default e la salvezza della concessione di un prestito-ponte pubblico. Nelle ultime ore sfuma l’ipotesi Fs a favore di un intervento di Fintecna (Cdp) che, disponendo di un’ampia liquidità, potrebbe tranquillizzare da una parte i creditori e dall’altra garantire la discesa in campo degli istituti di credito coinvolti nell’operazione.
Il nodo resta quello della tipologia di prestito da utilizzare per non mettere in allarme Bruxelles. Fintecna metterebbe nel piattotra i 120 e i 150 milioni, altrettanti i principali soci (Benetton, Air France e Colaninno su tutti) mentre le banche preparerebbero i rimanenti 200 milioni. In totale si arriva al mezzo miliardo di euro di aumento di capitale chiesto con forza da Air France per ripartire. A quel punto i francesi prenderebbero in mano, con le banche, le chiavi della sede di Fiumicino.
Alitalia-Cai in questi cinque anni scarsi è però riuscita a dilapidare i propri mezzi finanziari e a vendere buona parte dei gioielli di famiglia, come i preziosi slot dell’aeroporto di Londra, per un totale di circa un 1,4 miliardi di euro (una due diligence di Ernst& Young chiarirà l’esatto ammontare). E i creditori bussano alla porta in queste ore drammatiche: Eni non avrebbe fatto alcun passo indietro sulla fornitura di carburante che è «a rischio» (sono parole dell’ad Paolo Scaroni fatte nei giorni scorsi e mai smentite dalla società) se non ci saranno cambi di scenario sul futuro del “debitore” alato. Lo stesso vale per i crediti di Adr (120 milioni) che ha dato tempo alla compagnia fino al giorno dell’assemblea dei soci (lunedì). Anche se nessuno ufficialmente affaccia questa ipotesi, va ricordato che il gestore di uno scalo che vanti crediti con un vettore potrebbe richiedere, come extrema ratio,al tribunale o all’Enac il sequestro dei velivoli su cui pesa il debito. E oggi il presidente dell’Enac Vito Riggio incontrerà Alitalia e valuterà se esistano le condizioni per la continuità aziendalee quindi per il mantenimento della licenza.
Il timore, fondato, è dunque quello di una replica di quanto accadde nel 2008, anno del fallimento dell’azienda pubblica.Questa, a detta dei sindacati che hanno incontrato ieri l’ad Gabriele Del Torchio, resta una delle possibilità sul tavolo della trattativa tra i soci Alitalia e il governo. IlChapter 11 all’italiana secondo i sindacati sarebbe una Caporetto per la compagnia. «La situazione è drammatica — ha detto il segretario della Filt-Cgil, Franco Nasso — si rischia la discontinuità aziendale». Per Giovanni Luciano (Fit-Cisl), «il quadro è sempre più preoccupante. Siamo tutti in attesa di decisioni da Palazzo Chigi». Ma per il numero uno della Uilt, Claudio Tarlazzi, occorre rimettere Alitalia in carreggiata «e scongiurare il default che coinvolgerebbe 14mila famiglie oltre all’indotto. Dopo però servirà mettere in campo un’alleanza strategica che riporti Alitalia nel club delle grandi compagnie ».
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