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Alitalia, via alle trattative sui costi

L’indennità di volo “ex ristrutturazione”, finisce nel mirino dei commissari di Alitalia che intendono conseguire risparmi sul costo del lavoro – in parallelo con la crescita di ricavi attesa tra il 4-5% nel primo trimestre 2018- per migliorare i conti aziendali.
Nella procedura negoziale in corso, i candidati che sulla carta sono sei (Lufthansa, Cerberus, easyJet, AirFrance, Delta, Wizz Air), restano in stand by, in attesa di conoscere l’esito delle elezioni. Ma la compagnia intende utilizzare questo lasso di tempo per affrontare una serie di criticità al tavolo con i sindacati. Ieri il capo del personale, Luciano Sale, ha incontrato i rappresentanti dei sindacati e delle associazioni professionali, per un confronto informale, dal carattere interlocutorio, sul contratto che è stato prorogato al 28 febbraio. Sullo sfondo c’è il destino dell’indennità di volo, introdotta nel 2009 dalla Cai, per assicurare una retribuzione lorda pari al 93% di quanto percepito nella vecchia Alitalia. Trattandosi di un’indennità non contrattualizzata, l’azienda vorrebbe toglierla o rivederla, con l’obiettivo di conseguire risparmi sul costo del lavoro.
Al tavolo si è affrontato il tema delle comunicazioni dei congedi parentali; con la summer 2018 alle porte, la compagnia non vuole correre il rischio di avere problemi nella composizione degli equipaggi. Per assicurare equipaggi al completo, inoltre, l’azienda vuole impiegare sui voli di Alitalia una parte dei piloti provenienti dalla regional CityLiner. Altro capitolo al tavolo è la Cigs che scadrà il 30 aprile, e riguarda l’equivalente di 1.600 dipendenti, di questi 317 in cigs a zero ore; i sindacati chiedono vengano riqualificati per ricollocarli in azienda.
Ma il futuro di Alitalia è entrato ufficialmente nella campagna elettorale, dopo che il leader della Lega, Matteo Salvini, ha detto che «faremo di tutto affinchè una compagnia di bandiera come Alitalia non venga venduta o svenduta a qualche multinazionale o a una compagnia straniera». La risposta, è arrivata dal ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda: «Direi che la metamorfosi della Lega verso movimento autarchico è compiuta -ha detto-. Salvini per Alitalia compagnia di bandiera e dunque a spese dei cittadini. Saranno contenti piccoli imprenditori, artigiani e contribuenti. Altri 8 miliardi di soldi loro». Il futuro della compagnia, dunque, pare legato a chi vincerà le prossime elezioni; in questo quadro è comprensibile che i candidati decidano di restare alla finestra, anche per evitare il rischio che possa ripetersi una situazione analoga a quella del 2008, quando l’arrivo di Air France sembrava imminente, ma la vittoria di Berlusconi cambiò lo scenario e prevalse la difesa dell’italianità (con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti).
Intanto prenderà il via il 14 marzo il processo d’appello alla gestione 2001-2007 di Alitalia che vede coinvolti quattro ex manager, tra i quali l’ex presidente-Ad Gianfranco Cimoli (condannato in primo grado a 8 anni e 8 mesi) e l’ex Ad Francesco Mengozzi (condannato a 5 anni). Ieri si è svolta la prima udienza in Corte d’Appello.

Giorgio Pogliotti

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