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Alitalia, via al salvataggio da 500 milioni

Ultime ore per il salvataggio di Alitalia, con l’intervento delle Poste Spa. Il consiglio di amministrazione previsto ieri pomeriggio è stato rinviato a oggi, alle 14, per dare più tempo alla complessa trattativa tra il governo, le banche e gli azionisti per mettere a punto la proposta formale di ricapitalizzazione e rifinanziamento della compagnia, per 500 milioni di euro. Se non ci saranno questi interventi la liquidità dell’Alitalia verrà prosciugata e domani «la compagnia resterà a terra», ha detto il presidente dell’Enac, Vito Riggio.
La manovra di salvataggio passa per un intervento pubblico di 150 milioni di euro, per coprire metà di un aumento di capitale di complessivi 300 milioni, da eseguire in due tappe. La quota pubblica, salvo imprevisti, verrà versata da Poste Italiane per 75 milioni. Ieri sera Palazzo Chigi ha annunciato «con soddisfazione» la partecipazione di Poste Spa «come importante partenr industriale» all’aumento di capitale di Alitalia, senza fornire cifre. Lo Stato tornerà così ad essere azionista (con il 15% circa) dell’Alitalia, da cui era uscito nel 2008, con l’onerosa cessione alla cordata Cai guidata da Roberto Colaninno e Intesa Sanpaolo, costata almeno 3 miliardi allo Stato, che si accollò i debiti. Gli altri 75 milioni dell’intervento pubblico potrebbero venire da una forma di garanzia statale sui debiti o su obbligazioni. A tal proposito si parla anche di un’eventuale emissione di “Letta bond”.
L’intervento dello Stato è il passaggio chiave dell’operazione, richiesto dalle banche e dai principali azionisti della Cai, i «Capitani coraggiosi» chiamati nel 2008 da Silvio Berlusconi insieme a banca Intesa. Però l’intervento statale si attuerebbe come seconda tappa della ricapitalizzazione. La prima tappa, necessaria alla sopravvivenza immediata di Alitalia, consiste nel versamento di altri 150 milioni che toccherebbe ai maggiori attuali azionisti della compagnia, cioè i Benetton con Atlantia, Intesa Sanpaolo, l’Immsi di Colaninno (esclusa la Fire di Emilio Riva), si presume anche Air France-Klm se vorrà mantenere il suo 25 per cento. A queste condizioni le banche, dalle quali è partita la richiesta di coinvolgimento dello Stato, contribuirebbero aggiungendo un prestito di 200 milioni, per un totale di 500 milioni di «manovra finanziaria».
Il premier Enrico Letta, insieme al sottosegretario a Palazzo Chigi Filippo Patroni Griffi, ha lavorato ieri alla soluzione, nella nota ha chiesto «discontinuità» nella gestione dell’Alitalia e «una importante ristrutturazione con un nuovo progetto industriale». Il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, molto cauto sul coinvolgimento pubblico, è partito per Washington per il Fondo monetario.
La sorpresa è l’intervento delle Poste, società statale che non ha competenze nel trasporto aereo, salvo possedere al 100% la Mistral Air, una piccola società con 7 aerei che trasporta posta, merci e anche passeggeri, per lo più pellegrini per l’Opera romana pellegrinaggi e voli charter. La Mistral è stata fondata dall’attore Bud Spencer nel 1981, le Poste ne hanno assunto il controllo nel 2002 dal gruppo Tnt. L’amministratore delegato di Poste Italiane, Massimo Sarmi, ha accettato l’invito di Palazzo Chigi a contribuire al salvataggio di Alitalia dopo i no pronunciati dai vertici della Cassa depositi e prestiti e delle sue controllate Sace e Fintecna.
Diversa la posizione delle Ferrovie dello Stato, il cui a.d. Mauro Moretti guarda con interesse a una razionalizzazione e integrazione dell’attività di treni e aerei, ma ha posto condizioni molto dure ai soci dell’Alitalia, riassunte nella frase «fuori tutti». Il coinvolgimento delle Fs come partner industriale di Alitalia potrebbe avvenire in una fase successiva, non è chiaro con quale ruolo.
Quanto a Sarmi, difficile pensare che abbia obbedito all’invito di Letta immaginando sinergie tra Alitalia e la mini-flotta della Mistral. È bene notare che, mentre gli altri manager interpellati da Letta quest’estate sono stati confermati nell’incarico dal governo per tre anni, l’a.d. delle Poste scade nell’aprile-maggio 2014. Sarà quindi questo governo, se ancora in carica, a decidere sulla sua sorte tra pochi mesi.
Nell’ambito della «manovra finanziaria» da 500 milioni, un ulteriore intervento urgente sarebbe un prestito bancario ponte di 80 milioni, detto «bridge loan», liquidità che le banche (soprattutto Intesa e Unicredit) fornirebbero nei prossimi giorni per consentire ad Alitalia di pagare il carburante, gli aeroporti e altri fornitori. Questi 80 milioni verrebbero poi rimborsati dalla compagnia appena incassati i primi 150 milioni della ricapitalizzazione.
Nell’analisi della situazione della compagnia emerge un elevato indebitamento. Chi ha visto i conti riferisce che il debito effettivo non si limita ai 946 milioni di debiti finanziari netti dichiarati nella semestrale al 30 giugno scorso, ci sono anche debiti commerciali e altri debiti operativi compreso lo scaduto, per un debito effettivo totale di circa 2 miliardi. Questo al lordo dei crediti operativi, che sono però di importo molto inferiore ai debiti. Oggi il cda della compagnia fisserà i punti finali per l’assemblea dei soci di lunedì.

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