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Alitalia, vertice a Palazzo Chigi Ipotesi di garanzia sui debiti

È ancora al buio la crisi dell’Alitalia-Cai. Le riunioni di ieri all’interno del governo e il cda della compagnia non hanno portato a una soluzione, gli azionisti privati italiani continuano a sperare in un salvataggio del governo, il consiglio di amministrazione è stato aggiornato a domani. Il premier Enrico Letta non è contario a un intervento – in forme ancora non decifrabili – ma, da quanto trapela, ha espresso una posizione dura sulla gestione attuata dal gruppo di imprenditori soci della Cai. Letta ha parlato della necessità di una «discontinuità» nella conduzione di Alitalia e di un piano industriale credibile prima che si possano mettere altri capitali nella compagnia.
«Il dossier è complesso e aperto» è la definizione raccolta da fonti del ministero dell’Economia, guidato da Fabrizio Saccomanni, dove c’è grande cautela sulla materia. In serata c’è stato un nuovo incontro con il premier Letta. A riunione in corso è stato ricevuto a Palazzo Chigi Mauro Moretti, l’a.d. delle Ferrovie dello Stato che ha aggiornato in questi giorni il suo piano di un anno fa in cui indicava le condizioni, molto dure, per un’integrazione treno-aereo e per un intervento nel capitale dell’Alitalia estromettendo i «patrioti» guidati da Roberto Colaninno.
L’ipotesi di un intervento delle Fs in Alitalia si è così riaffacciata. Ma non c’è conferma che questa – dopo il diniego alle ipotesi Cdp o Sace – potrebbe essere la soluzione alla crisi di Alitalia, la cui liquidità sarà prosciugata entro poche settimane. A Palazzo Chigi si studierebbe una forma di garanzia sul debito, di cui non si hanno dettagli. «Il cda è confidente, vista la disponibilità manifestata dai soci e dal sistema bancario, che la situazione finanziaria possa essere presto riequilibrata», ha detto Alitalia in un comunicato al termine del consiglio di amministrazione. «Pensiamo che buona parte degli azionisti faranno la ricapitalizzazione, in presenza di un segnale importante del governo», ha detto il consigliere Antonio Orsero, socio con l’1,8% di Alitalia. «Come socio mi auguro che il governo trovi una soluzione perché Alitalia è un asset importante e indispensabile per il paese», ha osservato un altro consigliere, Cosimo Carbonelli D’Angelo.
Il cda di ieri, convocato per un aggiornamento sulle trattative con le banche e con il governo, è stato rimandato a domani alle 17. Secondo il comunicato, «il presidente Colaninno ha riferito che il governo (…) sta completando l’analisi della situazione per definire gli idonei interventi, per la definizione dei quali è stato chiesto un ulteriroe lasso di tempo». Resta sul tavolo l’ultima proposta dell’a.d. Gabriele Del Torchio, non ancora sottoposta al voto, che prevede un aumento di capitale di 250 milioni, una richiesta di nuovi prestiti bancari per 200 milioni, oltre al completamento della sottoscrizione del prestito convertibile per 55 milioni (versati solo 95 milioni). La manovra andrà all’esame dell’assemblea dei soci lunedì 14 ottobre, salvo rinvii. Del resto Letta ha fatto capire che non c’è un termine di decadenza per decidere entro il fine settimana. E anche l’Enac, l’ente sull’aviazione civile, non ha fretta di convocare Alitalia per verificare se ha la dote patrimoniale e finanziaria sufficiente (si parla di almeno 300 milioni in cassa, che Alitalia non ha) per volare in regolarità e sicurezza.

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