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Alitalia verso la versione light: «Se è troppo pesante non vola»

«Per volare Ita non può essere troppo pesante, se è troppo pesante non vola». Il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, ha indicato la rotta che, secondo il governo, deve condurre dalla vecchia Alitalia a Ita, la nuova mini-compagnia pubblica.

C’è un confronto in corso con la Commissaria Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager, che pretende una «discontinuità economica». Altrimenti Ita dovrebbe restituire al Mef i «prestiti» per 1,3 miliardi di euro ottenuti da Alitalia, perché aiuti di Stato. «Il tema fondamentale è la discontinuità, la Newco non deve essere parente con Alitalia. Questo avrà ripercussioni anche di carattere sociale che stiamo valutando anche con il ministro del Lavoro. Servono strumenti per chi non potrà essere accolto a bordo della Newco», ha spiegato Giorgetti, da quanto è trapelato dall’audizione in commissione Trasporti della Camera. A porte chiuse perché, secondo la commissione, riguarda «un atto riservato». Con buona pace della trasparenza del Parlamento.

Non è chiaro quale sarà l’approdo. Il piano industriale di Ita «sta subendo una revisione profonda alla luce delle negoziazioni in corso», ha detto Giorgetti. Si profila il trasferimento a Ita dell’attività di volo con circa metà dell’organico di Alitalia (circa 11mila dipendenti). Qualche fonte avverte che i dipendenti potrebbero essere meno di 4mila. La flotta dovrebbe essere sulla cinquantina di aerei: Ita ha previsto 52 aerei al decollo, nella revisione del piano potrebbero scendere a 45, rispetto ai 104 di Alitalia.

Sarebbe comunque necessaria una gara, si sta studiando una forma «semplificata». Si discute sul nome e sul marchio, il governo spera di salvare il marchio per la nuova compagnia, il codice «AZ» e gli slot di Linate.

Le attività di handling a Fiumicino e la manutenzione dovranno invece essere vendute con «gare aperte», separate. Il governo punta a ottenere che Ita possa partecipare, in minoranza, a consorzi di più soci per l’acquisto di queste attività. «L’obiettivo è la partenza della Newco entro giugno-luglio. Dobbiamo accelerare. Siamo già in ritardo, Ita doveva essere operativa già ad aprile».

Preoccupate le reazioni dei sindacati confederali e Ugl, che hanno chiesto un incontro con una lettera a Giorgetti e ai ministri Daniele Franco (Mef) e Enrico Giovannini (Mims). I sindacati indicano i «seri rischi circa l’erogazione delle retribuzioni e la continuità operativa» e sostengono «l’imprescindibile necessità di avviare le attività di Ita attraverso un piano industriale condiviso che preveda la presenza dei rami Aviation, Handling, Maintenance e Cargo, con investimenti e dimensionamenti robusti ed adeguati a competere sui mercati internazionali con pari dignità ed opportunità riconosciute ai vettori nazionali degli altri paesi membri dell’Ue».

Giorgetti ha riferito che nella videoconferenza di due giorni «la commissaria Vestager ha garantito che i ristori saranno dati» ad Alitalia, per 55 milioni e 497mila euro. Con questi soldi potranno essere pagati gli stipendi di marzo e forse aprile, purché arrivino. La compagnia finora ha ricevuto 273 milioni di indennizzi Covid.

Giorgetti ha chiarito che «il governo mette 3 miliardi di euro per avere una compagnia che garantisca l’accessibilità dell’Italia al cargo business e alla sua vocazione al turismo. Bisogna coltivare l’interesse nazionale in modo ragionevole. Vuol dire fare presto e fare bene». L’alternativa è la messa a terra degli aerei di Alitalia.

Intanto il traffico rimane scarso. La Iata, l’associazione mondiale delle compagnie, ha rinviato l’assemblea dal 27-29 giugno al 3-5 ottobre prossimo a Boston. «Pensiamo sia vitale fare tutto quello che possiamo per avere un incontro in presenza», ha detto il d.g. Alexandre de Juniac, che il 31 marzo passerà il testimone a Willie Walsh. «Cosa farò dopo? Non lo so. Sono totalmente libero».

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