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Alitalia verso la cessione di asset prima allo Stato e poi a Lufthansa

C’è un nuovo piano per salvare Alitalia. Il governo Draghi sta prendendo in mano il dossier e valutando le possibili soluzioni per tenere in piedi il progetto, riducendo al minimo i disagi per i dipendenti e soprattutto cercando da un lato di accontentare Bruxelles che chiede “discontinuità” tra vecchia e nuova società; dall’altro, provando a mettere la nuova compagnia su un percorso sicuro e duraturo.
Per Alitalia sarebbe pronto un progetto di rilancio da condividere con Lufthansa. Se il patto Italia-Germania reggerà alle turbolenze dei prossimi mesi, Delta Airlines e Air France-Klm (in grossi guai finanziari) dovranno dire addio al vettore italiano che oggi fa parte con loro dell’alleanza Sky Team. Il piano al vaglio dei tecnici dei ministeri interessati, che tra l’altro segue la via segnata da un emendamento al decreto Milleproroghe di Stefano Fassina, prevede tre fasi.
Il primo passo vede come protagonista il commissario di Alitalia Giuseppe Leogrande, da 14 mesi alla guida della società in amministrazione straordinaria. Leogrande potrebbe conferire a un’altra società, e poi al ministero dell’Economia, tutti gli asset della vecchia Alitalia, dagli aerei agli immobili, al marchio, compresi i punti Millemiglia, le rotte oltre ad una parte rilevante del personale. Anche se è sempre prudente utilizzare il condizionale quando si parla di Alitalia, si ipotizza una cessione di tutti questi beni a Cityliner, la costola a basso costo della compagnia. Sarebbero inclusi una parte degli aerei, circa 5.500 lavoratori e tutte le attività di volo, manutenzione e handling.
Una volta chiuso il pacchetto si passerebbe al secondo passo: Cityliner, con in pancia il grosso della sua ex capogruppo, verrebbe ceduta al Mef che dal 2017 ha elargito ad Alitalia circa 1,3 miliardi di euro. In sostanza il debito sul quale Bruxelles è pronta a multare l’Italia – la decisione della Commissione sarebbe imminente – rientrerebbe, disinnescando la procedura dell’Ue.
Una volta conferiti questi asset e il personale al Mef, il ministero guidato da Daniele Franco, fedelissimo di Draghi, potrebbe a sua volta affidare a Cityliner il compito di ripartire in tempi brevissimi visto che la licenza (o Coa, certificato di operatore aereo rilasciato da Enac) è già operativa. Come opzione si potrebbe ricorrere alla creazione o all’utilizzo di una società ad hoc. Ad esempio, Ita la neonata newco che avrebbe dovuto inglobare Alitalia nei piani del governo Conte. Questo terzo ed ultimo passaggio è propedeutico all’ingresso di Lufthansa nel capitale di Cityliner (o altra società) nei modi e nelle percentuali tutte ancora da scrivere. Di certo la compagnia tedesca metterà mano al portafogli per partecipare ad un aumento di capitale (se l’opzione scelta sarà quella di Cityliner). Un modo per aggirare eventuali contestazioni di Bruxelles a Italia e Germania.
L’impianto è dunque questo: i prestiti saranno restituiti allo Stato attraverso Cityliner con buona pace della Commissione Europea, mentre gran parte dei dipendenti, circa 5.500 o più, saranno salvi. Resta i rrisolto però il rebus degli altri 5 mila lavoratori che rischiano di rimanere nella bad company che verrà liquidata. Una volta nata “Luft-Alia” i tedeschi avranno buon gioco a respingere (anche loro) i dubbi su nuovi finanziamenti elargiti dal proprio governo che oggi è anche l’azionista di riferimento. Alitalia 2, potrebbe dunque decollare tra alcuni mesi con una flotta compresa tra i 55 e 70 aerei per poi crescere negli anni a venire in base ai flussi dei passeggeri. Un’operazione, che se vedrà la luce, avrà anche un altro risultato con effetti benefici sui conti pubblici: i 3 miliardi di euro stanziati dall’esecutivo precedente per creare la nuova Alitalia di Stato, non serviranno più. O, almeno, solo in parte.
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