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«Alitalia ha valore se venduta intera»

Il governo punta alla vendita in blocco di Alitalia, in caso dai potenziali acquirenti dovessero arrivare solo proposte per l’acquisto di singoli asset aziendali, potrebbe essere prorogata l’azione dei tre commissari straordinari, anche se questo allungamento dei tempi comporterà una nuova iniezione di risorse: lo ha spiegato il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, che intervenendo ieri in audizione alla Camera, ha ribadito: «La compagnia, se venduta intera, ha grandi potenzialità».
Domani alle 18, con la chiusura della data room, scadono i termini per la presentazione delle proposte non vincolanti, che saranno analizzate dai commissari di Alitalia, i quali entro il mese elaboreranno un programma dell’amministrazione straordinaria per indicare, sulla base delle proposte arrivate, quale delle tre strade si intende percorrere: se la vendita in blocco della compagnia, la cessione di singoli asset, o la ristruturazione economico-finanziaria. Il programma sarà sottoposto per l’autorizzazione al ministero dello Sviluppo economico che a fine luglio pubblicherà un bando di gara finalizzato al conseguimento dell’obiettivo che si è deciso di percorrere, per arrivare entro ottobre alla fase conclusiva, con la presentazione delle offerte vincolanti (aperta anche a operatori che non hanno partecipato alle fasi precedenti).
In vista di queste scadenze Delrio ha spiegato che «faremo le valutazioni sulla base delle offerte che ci sono», aggiungendo che se dovesse emergere un interesse solo per la cessione di singoli beni e contratti «l’alternativa a quel punto potrebbe diventare quella di prolungare l’azione commissariale, cioè di mettere altro denaro pubblico». Il ministro ha confermato il “no” del governo alla seconda opzione, la statalizzazione della compagnia: «Siamo contrari – ha detto – perché in un mercato fortemente competitivo, liberalizzato, il fatto che lo Stato si metta a produrre voli sarebbe un errore, altro è invece prevedere piccole quote di partecipazione statale». Del resto, lo scorso aprile era previsto l’intervento di Invitalia per favorire la garanzia pubblica alla ricapitalizzazione della compagnia – dopo che Cdp aveva rinunciato – con 300 milioni messi a disposizione nella manovrina economica (poi dirottati per finanziare il prestito ponte da 600 milioni), ipotesi tramontata dopo la bocciatura dell’accordo tra azienda e sindacati avvenuta con il referendum che ha fatto naufragare l’aumento di capitale da 2 miliardi: «Non è detto che non si possa riprendere in considerazione questa ipotesi».
L’identikit ideale dell’acquirente di Alitalia tracciato dal ministro dei Trasporti è quello di «un investitore che creda nello sviluppo del settore e abbia risorse e competenze per farlo», considerando che «il mercato aereo è in espansione, ma è molto competitivo» per la concorrenza delle low cost. Quindi «nella valutazione delle offerte, che è compito dei commissari, il ragionamento che faremo sarà sulla quantità degli investimenti in campo, perché senza un’adeguata massa critica è difficile stare sul mercato». All’investitore è richiesto non solo il mantenimento dell’unitarietà aziendale, ma anche di investire risorse sulla flotta per «potenziare il medio e lungo raggio».
Dopo che l’Anac ha archiviato, per incompetenza, un esposto sulla legittimità della nomina di Enrico Laghi a commissario straordinario, sollevando dubbi sulla normativa che regola il regime di incompatibilità dei commissari (a causa del ruolo ricoperto in passato di presidente del cda di Midco, la società che controllava Alitalia), Delrio ha spiegato che «con l’Autorità anticorruzione il dialogo è aperto», il «Mise ha inviato la documentazione per provare la legittimità della nomina».

Giorgio Pogliotti

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