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Alitalia in un vicolo cieco salta il vertice tra soci negli Usa

Il dossier Alitalia si ritrova improvvisamente in un vicolo cieco, proprio nelle ore cruciali della nascita del governo giallo- rosso.
Non ci sarà l’atteso incontro tra Fs, Atlantia e Delta nella “tana” di Ed Bastian, il capo di Delta che avrebbe dovuto svolgersi sabato nella roccaforte di Atlanta. Ed è destinato a saltare anche il paletto delle offerte vincolanti, fissato per metà settembre.
Le lancette del salvataggio tornano così indietro di mesi a causa delle frizioni tra i soci in pectore. Fonti bene informate parlano di una impuntatura di Delta, che starebbe relegando Alitalia a un ruolo secondario all’interno di Blue Skies , il nuovo accordo sui voli transatlantici gestito da Delta e Air France-Klm. La posizione di partner “associato”, al pari ad esempio di Aeromexico, non va giù e complica il dialogo tra le parti mettendo il dossier nuovamente nelle mani del governo nascente. Se da una parte i potenziali azionisti non trovano la quadra, dall’altra si attende la formazione dell’esecutivo per far ripartire il dossier da basi nuove viste le ricette di Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio snocciolate negli ultimi mesi per salvare Alitalia.
Si tratta di idee diametralmente opposte: da una parte ci sono i 5Stelle e la loro voglia matta di nazionalizzare la compagnia affidando la maggioranza del pacchetto della newco a Fs e ministero dell’Economia nella veste di soci di riferimento, sostenuti dagli azionisti privati Delta e Atlantia. Dall’altra c’è la posizione dei dem, da sempre contrari all’ipotesi grillina e aperti a soluzioni di mercato.
Ma i nodi emersi nelle ultime ore non dipendono solo dal cambio di governo e dalla girandola di poltrone tra i ministri competenti che potrebbe rivoluzionare le scelte sui partner di Alitalia. Il principale ostacolo all’accordo con gli americani è rappresentato proprio dalle posizioni molto nette assunte dagli americani che – in sostanza – chiedono sui biglietti “staccati” dalla compagnia italiana, per passeggeri in partenza dal nostro Paese, dei compensi molto elevati e insostenibili. In particolare, sui voli verso il Nord America, comprese le prosecuzioni dagli scali più importanti, come quello di New York, verso altre città americane. È una sorta di “tassa” che Alitalia potrebbe essere costretta a pagare a Delta in cambio di un salvataggio rischioso, dall’esito incerto, che proprio per i minori profitti realizzati, potrebbe mettere Alitalia in difficoltà nel giro di un paio di anni. Ecco perché sia per ragioni di opportunità politiche ma anche in seguito a questo muro contro muro sul quale si gioca la sopravvivenza del vettore italiano, che l’incontro di sabato prossimo è stato annullato.
E per gli stessi motivi è quasi certo che nessuno dei potenziali soci sarà in grado di mettere nero su bianco un’offerta alla data del 15 settembre. «Siamo di fronte ad una situazione estremamente peggiorativa rispetto agli accordi passati. Sono scelte inaccettabili che porteranno Alitalia a incrementare le perdite mancando il rilancio», spiegano in coro i naviganti della Fnta, la federazione che riunisce piloti e assistenti di volo delle sigle Anp, Anpac e Anpav. «Sarebbe estremamente grave se fossero confermate certe indiscrezioni» conclude la Fnta.

Lucio Cillis

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