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Alitalia, un anno in più per evitare i tagli

ROMA — Gli esuberi di Alitalia non saranno mille e non è detto che nel loro futuro ci sia la cassa integrazione. Con queste premesse, leggermente meno spiazzanti rispetto alle indiscrezioni finora circolate, inizia oggi un confronto non facile tra l’amministratore delegato della compagnia, Andrea Ragnetti, e i sindacati, cui verrà illustrato il nuovo piano industriale.
Il manager, arrivato in Alitalia nel marzo scorso, probabilmente anche tenendo conto della posizione espressa dal governo, avrebbe in mente di offrire un’alternativa alla cassa integrazione: la proroga di un anno del contratto, che è in scadenza. Ai sindacati, che hanno già fatto partire forti proteste, l’amministratore avrebbe intenzione di illustrare un piano che si basa su una forte politica di marketing, una decisa riorganizzazione aziendale, anche nelle posizioni di vertice e una rimodulazione dell’organizzazione dei voli, immettendo quelli notturni su destinazioni leisure, da operare con una flotta che l’anno prossimo dovrebbe restare ferma, nel senso che non vedrà ulteriori incrementi. Tutto questo avrebbe l’obiettivo di portare l’utile nel 2014. Intanto la previsione del terzo trimestre è di un margine operativo positivo, mentre l’obiettivo del quarto trimestre, tradizionalmente difficile, sarebbe quello di un profitto operativo anche solo di un milione.
La trattativa si presenta di difficile soluzione anche perché Ragnetti non avrebbe ancora chiaro il quadro degli strumenti a disposizione. Secondo indiscrezioni, il ministero del Lavoro non avrebbe fornito ancora un parere sulla possibilità di utilizzare la cassa integrazione fin qui usufruita dalla compagnia in base alla normativa scritta apposta per Alitalia-Cai, che prevede uno stipendio ridotto all’80% per un periodo fino a quattro anni, oppure quella comune, che vede uno stipendio ridotto a una media di mille euro per soli due anni. Forse anche per questo la soluzione più praticabile potrebbe essere quella del non rinnovo del contratto. Quanto ai lavoratori interessati dalla ristrutturazione, non saranno mille e non proverranno solo dall’area amministrativa, anzi. In ballo ci sarebbero anche alcune posizioni di assistenti di volo poiché nell’ultimo periodo sarebbe venuta a maturazione tutta una serie di cause, messe in atto da ex dipendenti Air One, che sarebbero finite con il reintegro di circa 400 tra hostess e steward, e che ora creerebbero esuberi.
Ma Ragnetti dovrà anche convincere i sindacati che i conti della società non verranno messi a posto per favorire la «svendita» a Air France-Klm. È il dubbio di Giovanni Luciano della Fit-Cisl: «Escono i “patrioti” a gennaio? Probabile. Quindi Air France, alle prese anch’essa con grandi problemi potrà passare all’aumento del suo attuale 25% con pochi sforzi e relativamente poco investimento».
In realtà il lock up che obbliga gli attuali soci a non vendere le proprie quote scadrebbe nei fatti solo a ottobre dell’anno prossimo. Nei primi tre trimestri del 2013 la scommessa di Ragnetti sarebbe quella di portare a casa risultati sufficienti a perfezionare l’integrazione con Air France nel 2014 a un prezzo non di «svendita».

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