Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Alitalia, ultimatum dei commissari ” Senza un piano c’è la liquidazione”

Il salvataggio dell’Alitalia è a un passo dal fallimento. Ieri è stato il giorno dell’ultimatum dei commissari straordinari alle Ferrovie dello Stato: o si completa velocemente l’offerta «chiudendo l’accordo con il partner industriale » , oppure bisogna «mettere fine alle discussioni che non possono protrarsi per altri mesi». Ma le Fs — che sono il perno dell’operazione per il rilancio della compagnia — hanno chiesto tempo, oltre il limite previsto del 31 marzo. Così dopo easyJet che si è tirata fuori dalla partita c’è il rischio che si perdano altri pezzi e che l’Alitalia finisca in liquidazione.
Lo ha detto esplicitamente il commissario Daniele Discepolo che ha richiesto con forza una scelta in tempi brevi: al massimo tre o quattro settimane prima della «messa in liquidazione».
Fs e il ministro di riferimento, Giovanni Tria, secondo indiscrezioni, non sarebbero più convinti dell’investimento fino a 300 milioni di euro in Alitalia. Una presenza condizionata, tra l’altro, dalla partecipazione di un socio forte, come Delta Airlines, che fino ad oggi, però, non ha ufficializzato alcuna decisione e sembra solo prendere tempo per riorganizzare i voli di lungo raggio sul Nord America.
Le uniche informazioni, non confermate dal quartier generale della compagnia Usa, parlano di un chip da 100 milioni di euro (pari al 10% della futura Alitalia) e un impegno crescente nel caso di buoni risultati. Risultati che Fs affiderebbe alle mani esperte di un socio di minoranza che rischia per questo, poco o nulla e che, solo in caso di risultati operativi positivi, sarebbe poi disposto a crescere fino al 49% della newco.
Un quadro troppo nebuloso per i membri del cda di Ferrovie che devono rispondere al ministero dell’Economia dell’alleanza e rischiano tra l’altro future indagini della Corte dei Conti.
Il tempo, dunque, stringe. Segno che il denaro disponibile in cassa si sta velocemente esaurendo. Come hanno confermato ieri gli amministratori straordinari, Alitalia (a febbraio) disporrebbe ancora di circa 486 milioni di euro. Ovvero poco più della metà del prestito ponte da 900 milioni che andrà restituito a giugno. Non è ancora chiaro, però, se in questo tesoretto che si sta via via rimpicciolendo ci siano, e sarebbe interessante sapere in quale misura, gli introiti dei 5 milioni di biglietti già venduti per l’estate. Se così fosse si tratterebbe di soldi virtuali, visto che la cassa sarebbe, in questo caso, composta prevalentemente di anticipi di servizi che verranno effettuati tra giugno e settembre.
Ora la palla passa alla politica. E il primo a parlare è il vicepremier Luigi Di Maio secondo il quale «l’interesse è rilanciare Alitalia con un’operazione di mercato e partner solidi, non serve solamente il salvataggio». Ma la compagnia che a parole tutti vogliono ma che neanche le italianissime Ferrovie hanno il coraggio di sostenere in un’operazione traballante rischia di entrare in una fase anche di turbolenze sindacali.

Lucio Cillis

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Come prevedevano alcuni un mese fa, allo spuntare della lista di Bluebell per il cda di Mediobanca, ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Google entra nel mirino dell’Autorità antitrust italiana che, prima in Europa, ieri ha aperto un ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le imprese e i committenti non saranno lasciati soli. Anche a chiarire la posizione di alcuni player...

Oggi sulla stampa