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Alitalia, ultimatum dei commissari: «Ferrovie prenda una decisione»

Il dossier Alitalia stenta a trovare una definizione e Fs, azienda pubblica candidata a gestire il rilancio del vettore, rischia di trasformarsi nel fusibile del sistema con lo spettro di una liquidazione della stessa Alitalia. La giornata di ieri riassume quanto sia stretta la strada indicata dal governo per assicurare un futuro all’ex compagnia di bandiera. In agenda è prevista l’audizione dei tre commissari di Alitalia per aggiornare i parlamentari delle commissioni Attività produttive e Trasporti della Camera sulla situazione gestionale e operativa della società. A pochi minuti dall’inizio dell’audizione Ferrovie, tramite una nota, fa sapere che «sta proseguendo le interlocuzioni con un ristretto numero di player industriali al fine di determinare le condizioni per la formazione di una compagine azionaria, che si candida a rilevare gli asset di Alitalia». Il punto di fondo è nel passaggio dove il gruppo ferroviario, guidato da Gianfranco Battisti, chiarisce: «I progressi compiuti in questi mesi necessitano di ulteriori approfondimenti per giungere alla definizione di un modello industriale sostenibile».

Un messaggio pubblico per chiedere più tempo che alimenta la replica dei commissari. A parlare è Daniele Discepolo, che dice:«È fondamentale che Fs prenda una decisione finale sul futuro di Alitalia, o si danno da fare e ci portano una richiesta di proroga supportata da documenti inoppugnabili o rinuncino». Discepolo è netto anche sui tempi di un’eventuale proroga e specifica: « Sarà brevissima, massimo 3-4 settimane». Non è più il tempo, insomma, dei continui rinvii e delle dichiarazioni rassicuranti, a spiegarlo ai parlamentari è Discepolo con una ragione granitica. «La gestione commissariale non può continuare all’infinito nonostante i buoni risultati ottenuti, perché ci sono da prendere decisioni strategiche e — chiarisce — anche perché la legge obbliga i commissari che non riescono a cedere la compagnia di metterla in liquidazione».

Ecco il motivo che spinge Discepolo sia ad incalzare Battisti, sia a lamentare che i commissari «oggettivamente» non hanno avuto da Fs indicazioni «precise e concrete sullo sviluppo» delle strategie portate avanti. Un quadro dove il rischio di liquidazione aleggia senza certezze, né sulla cordata né sul partner industriale disposto a farsi carico di Alitalia, per avviarne il rilancio evocato ancora ieri dal vicepremier Luigi Di Maio. La situazione gestionale e patrimoniale della compagnia è tenuta sotto controllo dai commissari, ma resta che quella di Alitalia è un’attività in perdita. Il prestito ponte da 900 milioni di euro assicurato dal governo è una dote destinata ad esaurirsi, a riassumerlo sono le cifre indicate da Stefano Paleari, il commissario che si occupa della gestione operativa. «A fine febbraio Alitalia aveva in cassa 486 milioni, mentre al 31 dicembre 2018, in cassa c’erano 506 milioni, più 193 milioni di depositi vari. Per quanto riguarda i passeggeri prevediamo 3 milioni di clienti sul lungo raggio e — aggiunge — abbiamo ad oggi 5 milioni di biglietti venduti per la stagione estiva».

A parlare in audizione è anche il commissario Enrico Laghi: «Vedo l’interesse di Delta Airlines come l’interesse del vettore più importante al mondo». Poi aggiunge: «Riteniamo che sul tavolo di Ferrovie ci sono gli elementi per una determinazione. Noi auspichiamo che ci sia in tempi celeri, perché i tempi celeri permettono risparmi sul leasing e implementare dei tagli sul costo. Abbiamo messo a disposizione di Fs l’intero set di informazioni. Riteniamo quindi che Fs abbia gli elementi per arrivare a una decisione in tempi celeri».

Andrea Ducci

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