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Alitalia, ultimatum dei commissari: «Decisione di Fs o la liquidazione»

I commissari di Alitalia fanno pressing, una sorta di ultimatum, sulle Ferrovie dello Stato. «O si danno da fare e ci portano una richiesta di proroga dell’offerta supportata da documenti inoppugnabili o rinuncino». «La gestione commissariale non può andare avanti all’infinito, ci sono decisioni strategiche da prendere, sul leasing degli aerei, sulle rotte. (…) Se i commissari non riescono a cedere la compagnia per legge la devono mettere in liquidazione».
È stato la «new entry» Daniele Discepolo, l’avvocato nato a Castellammare di Stabia che il ministro Luigi Di Maio ha nominato commissario il 6 dicembre, al posto di Luigi Gubitosi (volato a Telecom), a fare questa «premessa» nell’audizione di ieri alle commissioni Attività produttive e Trasporti della Camera.
«È fondamentale che Fs prenda una decisione finale sul futuro di Alitalia», ha detto Discepolo. Se verrà chiesta la proroga per fare l’offerta sarà «brevissima, massimo 3-4 settimane».
Affermazioni rivelatrici dell’incertezza su Alitalia dopo quasi due anni di ricerca di compratori. Le parole di Discepolo hanno provocato gelo in commissione e creato allarme nei sindacati dei piloti e assistenti di volo di Anpac-Anpav e Anp (Fnta), che hanno definito «allarmanti le dichiarazioni dei commissari».
Le Ferrovie, come anticipato ieri sul Sole 24 Ore, hanno deciso di chiedere ai commissari una proroga del termine del 31 marzo (già slittato rispetto a quello del 31 gennaio) per perfezionare l’offerta di acquisto. Non è completata la compagine societaria della «newco»: al momento ne farebbero parte Fs con il 30%, il Mef con il 15% (malgrado alcuni mal di pancia tra influenti consiglieri del ministro Giovanni Tria), Delta con una quota ipotizzata del 10-15 per cento.
«Ferrovie dello Stato Italiane – hanno detto le Fs in una nota poco prima dell’audizione – sta proseguendo le interlocuzioni con un ristretto numero di player industriali al fine di determinare le condizioni per la formazione di una compagine azionaria che si candida a rilevare gli asset di Alitalia. I progressi compiuti in questi mesi necessitano di ulteriori approfondimenti per giungere alla definizione di un modello industriale sostenibile».
Le grandi società pubbliche interpellate per la «newco» si sono sfilate. Rimangono in piedi contatti con Fincantieri e, nel settore privato, con Atlantia. La deputata del Pd Raffella Paita ha chiesto l’audizione del governo «per chiarire le ipotesi sulla Cdp».
Come alternativa, c’è sempre l’ipotesi Lufthansa, con una profonda ristrutturazione che consegnerebbe ai tedeschi poco più di metà di Alitalia, che ha 11.601 dipendenti. I tedeschi prenderebbero poco più di 70 aerei (su 118) e solo le attività di volo, ci sarebbero 3mila eusberi. Lufthansa lascerebbe inoltre ai commissari manutenzione e attività di handling, che hanno 5mila addetti.
«Non possiamo pensare a proroghe di mesi per il sovrapporsi di eventi politici che possono alterare la posizione di Alitalia, dopo riflessioni ci siamo dati massimo 3-4 settimane», ha detto Discepolo. Il commissario Stefano Paleari ha spiegato che la cassa al 28 febbraio era pari a 486 milioni, «rispetto ai 506 milioni di fine dicembre, a cui si devono aggiungere 193 milioni di depositi vari». «Abbiamo 5 milioni di biglietti venduti per la stagione estiva», ha aggiunto. Nella cassa ci sono anche i ricavi di questi biglietti, dunque il prestito statale di 900 milioni ormai è prosciugato.
«Vedo l’interesse di Delta Airlines come l’interesse del vettore più importante al mondo», ha detto il terzo commissario, Enrico Laghi, forse per raffreddare gli allarmi suscitati da Discepolo. Il quale ha poi precisato: «Non auspico la liquidazione della compagnia». Dagli Stati Uniti è arrivata una dichiarazione di Di Maio: «Alitalia è un’operazione di mercato: quello che faremo sarà legato a Ferrovie e Delta, quali saranno gli altri partner lo decideranno loro».

Gianni Dragoni

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