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Alitalia, ultima chiamata per salvare la compagnia

Ultima chiamata per il salvataggio di Alitalia: senza l’accordo tra azienda e sindacati scatterà l’amministrazione controllata. Nel vertice durato per l’intera giornata di ieri al Mise, dopo numerosi stop and go, in nottata l’intesa sembrava a portata di mano sul personale di terra, mentre restava da sciogliere il nodo del taglio del costo del lavoro per assistenti di volo e piloti.
Nell’ultima giornata utile per il raggiungimento di un accordo, il governo ha cercato di mediare con tre ministri, Carlo Calenda (Sviluppo economico), Graziano Delrio (Trasporti) e Giuliano Poletti (Lavoro) che si sono alternati su due tavoli – il primo con i rappresentanti di Alitalia, guidati dal presidente designato Luigi Gubitosi, il secondo con i leader di Cgil, Cisl e Uil ed i rispettivi segretari di categoria, eppoi con autonomi e associazioni professionali -, lo stesso premier Paolo Gentiloni è intervenuto in una ristretta.
Del resto l’intesa con il sindacato è la condizione posta dagli azionisti per procedere alla ricapitalizzazione della compagnia ed il governo aveva posto la giornata di ieri come scadenza per l’accordo, con l’obiettivo di avviare da oggi l’operazione finanziaria che tra equity e linee di credito vale poco meno di 2 miliardi di euro e richiede tempi tecnici di realizzazione, mentre la liquidità va esaurendosi. Un altro tassello in questo complicato mosaico è rappresentato dal coinvolgimento di Invitalia per rispondere alla richiesta delle banche azioniste Intesa Sanpaolo e UniCredit di avere una garanzia pubblica per partecipare alla ricapitalizzazione. Tramontata l’ipotesi di un coinvolgimento della Cassa Depositi nell’ordine di 214 milioni, si è puntato sull’Agenzia per l’attrazione degli investimenti di proprietà del ministero dell’Economia; si attende una norma nella manovrina all’esame della Ragioneria per la bollinatura.
Sulla trattativa è intervenuto il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia: «Speriamo che faccia i conti sulle sue potenzialità e non scarichi poi sulla collettività le anomalie di società privata», ha detto con l’auspicio «che le aziende private facciano le aziende private. Speriamo bene, è una grande azienda».
Torniamo ai temi al centro del negoziato. Il piano industriale prevede un taglio dei costi pari a circa 1 miliardo; per un terzo si tratta di costo del personale, per due terzi di costi diversi (forniture). In particolare il taglio del costo del personale dovrebbe articolarsi in un abbattimento delle retribuzioni per il personale navigante ed esuberi per il personale di terra. Questo taglio da circa 1 miliardo nel piano originario della compagnia si attesta su 210 milioni nel 2017, 410 milioni nel 2018 e 430 milioni nel 2019. A regime, dunque, è previsto un taglio del costo del lavoro (tra retribuzioni dei naviganti ed esuberi del personale di terra) per 163 milioni, anche se l’azienda si sarebbe detta disponibile a scendere a 146 milioni a regime.
Iniziamo dal personale di terra. Il piano industriale prevede 2.037 esuberi, di cui 1.338 contratti a tempo indeterminato (558 determinato e 141 in attività all’estero): tra i lavoratori con contratto stabile l’azienda sarebbe disponibile a recuperarne 300 (addetti alla manutenzione ed altre aree come il call center) in precedenza oggetto di esternalizzazioni. Per il poco più di un migliaio di lavoratori restanti c’è la possibilità di ricorrere a due anni di cassa integrazione straordinaria e due anni di Naspi (l’ex indennità di disoccupazione), che integrata dal fondo del trasporto aereo potrebbe assicurare fino all’80% della retribuzione.
Quanto ai naviganti:la proposta iniziale Alitalia prevedeva un taglio fino al 22% per i piloti di lungo raggio, fino al 28% per quelli di medio raggio e fino al 31% per gli assistenti di volo. Ieri con la mediazione del governo si è arrivati a dimezzare il taglio. La leader della Cisl, Annamaria Furlan, ha proposto, in alternativa al taglio del costo del lavoro, di utilizzare il Fondo di previdenza integrativa del personale di volo o con il Tfr depositato in azienda.In tarda serata era in corso la verifica della sostenibilità di questa proposta.

Giorgio Pogliotti

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