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Alitalia, tregua con Bruxelles sulle accuse per gli aiuti di Stato

BRUXELLES — Una schiarita per Alitalia, almeno sul turbolento versante europeo. Ieri il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli è volato a Bruxelles per incontrare la commissaria Ue alla Concorrenza, la liberale danese Margrethe Vestager. Parlando con i media al termine del meeting, il titolare del Mise è stato ottimista: «Credo ci siano possibilità di una soluzione del dossier». Visione confermata da fonti europee, per le quali la riunione è andata molto bene. Tanto che il capo dell’Antitrust continentale avrebbe accettato lo schema immaginato dal governo per sterilizzare l’ormai certa condanna Ue per aiuti di Stato illegali capace di decretare il fallimento della compagnia. Una concessione che però l’Italia deve essere capace di sfruttare entro il 31 maggio, o la scure di Bruxelles tornerà ad essere affilata e questa volta con poche possibilità di evitare il peggio.
Nell’aprile 2018 la Commissione Ue ha aperto un’inchiesta per aiuti di Stato legata ai primi due prestiti ponte concessi dal governo ad Alitalia, rispettivamente da 600 e 300 milioni. Una bocciatura finale del prestito costringerebbe la compagnia a restituire i soldi allo Stato, andando verso il fallimento. Vestager finora ha evitato di affondare il colpo, consapevole del danno all’occupazione e al Paese. Ma lo scorso gennaio il governo ha versato una terza tranche ad Alitalia da 400 milioni. A questo punto per Bruxelles — pressata da diverse compagnie europee — diventa ogni giorno più difficile aspettare a emettere la sua decisione.
Ieri Patuanelli ha garantito a Vestager che non verranno versati altri soldi pubblici ad Alitalia e ha portato la bozza del nuovo bando di vendita della compagnia, assicurando che sarà rispettato il termine (finora italiano, non europeo) per chiuderla entro il 31 maggio. Il ministro ha spiegato che la società sarà venduta in due parti, staccando i servizi a terra da quelli di volo rendendole più efficienti. A quanto si apprende a Bruxelles, Vestager ha accettato di aspettare il 31 maggio prima di esprimersi sul dossier, facendo però capire che a brevissimo aprirà una seconda procedura per aiuti di Stato sul terzo prestito ponte, quello di gennaio da 400 milioni, e che la decisioni finale sulle tre tranche comporterà la condanna alla restituzione della maggior parte del miliardo e trecento milioni sotto inchiesta.
Ma la buona notizia per Alitalia è che la scelta Ue di aspettare ad emettere la condanna fino alla vendita, permetterà di scaricare le perdite sull’amministrazione straordinaria, una sorta di bad company che assorbirà il colpo salvando i rami di azienda venduti e quindi occupazione e operatività della nuova compagnia. Un accordo che traspariva da quanto spiegato dallo stesso Patuanelli: «Se la Commissione dichiarerà illegali i prestiti ad Alitalia, grazie alla discontinuità economica che daremo con la cessione dei rami d’azienda resteranno a carico della vecchia società senza ripercussioni per la nuova compagnia». Soluzione insperata alla vigilia, che però il governo ora dovrà essere capace di sfruttare. In caso di ennesimo slittamento della vendita, infatti, ci sarà poco da fare: la non più rinviabile condanna di Bruxelles decreterà la fine di Alitalia.
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