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Alitalia, tre commissari e 600 milioni

Il commissariamento di Alitalia inizia con 600 milioni di «prestito ponte» da parte del governo Gentiloni, una cifra superiore a quelle circolate nei giorni scorsi, e concessa a interessi intorno al 10-11% per disinnescare le eventuali accusa di «aiuti di Stato» da Bruxelles. Così si evita di lasciare gli aerei a terra visto che le casse dell’aviolinea sono quasi vuote. L’azienda, che perde oltre 1 milione di euro al giorno, ha assicurato che i voli proseguiranno come previsto, ma da oggi inizia la caccia a un compratore.

Dopo la richiesta ufficiale di «amministrazione straordinaria» deliberata dall’assemblea dei soci di Alitalia in mattinata, come prevede la legge Marzano, e avanzata al governo dal cda, l’esecutivo nel pomeriggio nomina con un decreto legge come commissari l’ex manager Rai Luigi Gubitosi, il commercialista Enrico Laghi e il docente esperto di trasporto aereo Stefano Paleari: in sei mesi hanno un mandato «a ampio spettro» per cercare tutte le strade per risanare la compagnia promuovendo un piano industriale che riesca a tagliare le spese e trovare sul mercato eventuali compratori interessati a rilevare per intero l’azienda. I commissari, però, hanno «margini temporali molto limitati», precisano dal governo.

Se gli obiettivi non verranno centrati in sei mesi, prima la società sarà venduta con il metodo dello «spezzatino» (le parti più pregiate come slot e aerei a prezzo di saldo per tamponare i creditori) e poi si porteranno i libri in tribunale per la dichiarazione di fallimento. A spiegare i motivi che hanno spinto il governo a concedere il prestito ponte pensa il premier Paolo Gentiloni al termine del consiglio dei ministri: con queste risorse «vogliamo rispondere ad esigenze di connettività, per assicurare collegamenti e servizi fondamentali, di chi ha acquistato biglietti e di mantenimento di patrimonio ed asset: anche questa è una responsabilità di chi governa».

Il presidente del Consiglio poi avverte: «Ma non si può immaginare la possibilità di rinazionalizzazione di Alitalia, lo abbiamo escluso e lo escludiamo anche oggi». Il ministro per il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, aggiunge: «Abbiamo messo al sicuro tutte le rotte. Garantiti quindi i collegamenti aerei col Sud». E il collega Carlo Calenda (Sviluppo economico) precisa: «Tenere gli aerei a terra avrebbe avuto impatti violentissimi specie se pensiamo che Alitalia ha 4,9 milioni di prenotazioni in piedi e trasporta in media ogni mese 1,9 milioni di passeggeri. Senza i voli di questa azienda, in pratica, si sarebbe innescata una disconnessione dei viaggiatori pesantissima. E comunque questi 600 milioni sono il massimo di quello che potevamo prevedere e fare oggi». Ma di chi è la colpa della crisi di Alitalia? «È un problema di manico», dice il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio. E poi aggiunge: «La nostra azione è mirata a sanare debolezze storiche che non dipendono dalla presenza delle low cost , ma da strategie sbagliate sul mercato che è continuato a crescere del 5% l’anno. Siamo convinti che il mercato potrà trovare investitori interessati». Sulla delicata situazione interviene anche l’ex premier Romano Prodi: «Se non c’è una strategia precisa e se non c’è un cambiamento nell’atteggiamento di dipendenti e dirigenti, Alitalia non ci salva».

Ma oltre al governo, su Alitalia si sta muovendo anche Matteo Renzi, dalla sua nuova posizione di segretario del Pd. Il progetto che ha promesso di presentare entro il 15 maggio punta a chiamare di nuovo al voto i lavoratori . Su un piano di riorganizzazione diverso, che potrebbe avvantaggiarsi delle prime operazioni di contenimento dei costi che saranno decise. E con un approccio diverso da quel «o si dice sì o si chiude» che ha caratterizzato il referendum di una settimana fa. Il prestito superiore alle attese, varato dal governo su pressing dei renziani, è un primo segnale della nuova strategia.

Francesco Di Frischia

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