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Alitalia, Toto in pressing per giocare la partita

Le grandi manovre per il futuro di Alitalia sono ricominciate. Un lavorio si sta svolgendo dietro le quinte, malgrado la bonaccia che in apparenza caratterizza il dossier, da quando il ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio ha annunciato il rinvio al dopo-elezioni della scadenza per la presentazione dell’offerta di Ferrovie dello Stato “integrata” con il socio mancante della cordata.

Mentre i riflettori sono puntati su Atlantia, la holding dei Benetton che controlla Autostrade per l’Italia e Aeroporti di Roma, al Mise si sono affacciati anche altri candidati.

Il gruppo di infrastrutture e costruzioni guidato da Carlo Toto, secondo fonti autorevoli, ha formulato una proposta al ministero di via Veneto per partecipare alla cordata delle Fs. La cordata ha adesioni pari solo al 60% del capitale dell’ipotizzata “Newco Nuova Alitalia”, su un capitale di 850-900 milioni di euro complessivi: il 30% di Fs, il 15% ciascuno di Delta Airlines e del ministero dell’Economia.

Toto, secondo queste fonti, ha dato una disponibilità a coprire parte dei 300-350 milioni mancanti della “Newco”, per un ordine di grandezza di almeno 200 milioni. L’ipotesi Toto però ha suscitato forti riserve, un fuoco di sbarramento. Innanzitutto le Fs, la società statale che conduce le operazioni per mettere in campo un’offerta vincolante per Alitalia (quella che i commissari non hanno mai avuto da quando è partita l’amministrazione straordinaria). Pur non avendo fatto dichiarazioni ufficiali su Toto (né su Atlantia), il gruppo guidato da Gianfranco Battisti non ritiene Toto un partner adeguato e capace di sostenere l’impegno finanziario necessario. Il gruppo ha un fatturato di 398 milioni (nel 2017, ultimo bilancio disponibile) e i debiti finanziari netti (522,3 milioni) superano i ricavi. Toto ha un contenzioso e debiti verso l’Anas, che è di proprietà diretta delle Fs. Pesano anche i trascorsi con Air One, l’aviolinea che Toto vendette a Cai-Alitalia nel 2008 liberandosi di 600 milioni di debiti finanziari netti e incassando 450 milioni.

Obiezioni a Toto sono venute anche da Delta, il partner industriale americano, una delle tre maggiori compagnie del mondo. In base agli accordi Delta si riserva di dare l’approvazione una volta che sia completata la cordata di investitori e sia chiarita la governance, cioè i patti tra gli azionisti. Se Delta dovesse tirarsi indietro l’edificio della “Newco” crollerebbe come un castello di carte al primo alito di vento.

La presenza di Toto inoltre sarebbe incompatibile con quello che potrebbe essere il ”quarto socio” di peso, il gruppo Atlantia-Benetton. Dunque l’ipotesi Toto al momento è scartata, pur godendo di attenzioni al Mise.

E Atlantia? Che ci sia un interesse industriale al dossier è evidente, attraverso AdR, lo ha detto anche Luciano Benetton nell’intervista a Repubblica domenica. «Ma non sono arrivate proposte», ha detto Benetton. L’a.d. Giovanni Castellucci ha contatti con l’a.d. di Fs, Battisti. Il gruppo attende segnali di distensione dal governo sulle partite autostradali (concessione, Gronda di Genova, tariffe), dopo la tensione creatasi per il crollo del Ponte Morandi e l’annuncio del governo della volontà di revocare la concessione ai Benetton. Se c’è la possibilità di un accordo, si capirà dopo le elezioni del 26 maggio.

Nel lavorio per la ricerca di un quarto socio ci sono stati nuovi tentativi del governo di coinvolgere il fondo QuattroR, gestito da una Sgr che ha come soci Cdp (40%) e la società tra i manager Qr Partners Srl (60%), per un investimento fino a 130 milioni. Due investitori nel fondo, Inail e Inarcassa, avrebbero messo per iscritto la ferma opposizione all’intervento in Alitalia. Ipotesi quindi stoppata.

Il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, ieri ha detto su Alitalia: «È un dossier molto delicato che non voglio commentare. (…) Il termine è il 15 giugno, sono convinto che ce la faremo per quella data».

Oggi c’è lo sciopero dei sindacati confederali. Alitalia ha annunciato la cancellazione di metà dei voli.

Gianni Dragoni

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