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Alitalia, tensioni tra gli azionisti

Sale la tensione tra gli azionisti, vecchi e nuovi, di Alitalia. A creare una certa irritazione tra i soci, soprattutto tra alcuni di quelli che hanno già fatto la loro parte nell’aumento di capitale, è stata la scoperta – avvenuta leggendo i giornali – che l’azionista francese Air France aveva messo nero su bianco dubbi, malumori e proposte sul futuro di Alitalia. Tutto contenuto in una lettera inviata venerdì sera al presidente Roberto Colaninno e all’ad Gabriele Del Torchio, ma di cui gli altri azionisti erano stati tenuti all’oscuro.
La notizia della missiva avrebbe colto in contropiede anche l’ad di Poste, Massimo Sarmi, che nei giorni scorsi era volato a Parigi per incontrare il numero uno di Air France, Alexandre de Juniac, che ha firmato la lettera i cui contenuti, peraltro, non sono particolarmente nuovi: lo scarso gradimento per il coinvolgimento delle Poste nell’aumento di Alitalia, la richiesta di una ristrutturazione del debito prima di versare altri soldi, la novità della proposta di dare vita un tavolo per discutere di questi aspetti e di un nuovo piano industriale. La lettera ha creato un certo scompiglio – e probabilmente da questo punto di vista i francesi sapevano dove andare a parare – perchè ha dato l’impressione agli azionisti di Alitalia che Colaninno stesse portando avanti per proprio conto un dialogo con Air France.
Questo è accaduto perchè in verità allo stato attuale non esiste un unico vero interlocutore che sia in grado di tessere un negoziato con Air France. La decisione del governo di coinvolgere Poste nasceva dalla necessità di dotare Alitalia di quei mezzi finanziari per sopravvivere e per poter negoziare con maggiore forza con l’azionista straniero. Il problema è che oggi sono in molti a mettere mano all’embrione di un piano industriale su cui sta provando a cimentarsi l’advisor Boston Consulting, ma nessuno sembra veramente in grado di decidere nulla. Sarmi pare darsi un gran da fare, ma la sua esigenza oggi è più che altro giustificare l’intervento di Poste in Alitalia: la necessità di dare una giustificazione industriale (e non soltanto finanziaria) all’intervento nel l’ex compagnia di bandiera costituisce infatti la chiave di volta della difesa del governo italiano per sostenere che non si tratta di un aiuto di Stato. Si narra anche di un attivismo dell’ad di Atlantia, Giovanni Castellucci, che si è recato negli uffici di Alitalia per farsi dare carte e numeri e contribuire così al piano industriale. Il top manager cerca di difendere il nuovo investimento che ha appena fatto nel vettore e forse anche il successivo che gli potrebbe toccare di assicurare se l’inoptato superasse determinate soglie. Ma anche il suo potere di azione su Alitalia è limitato. Ma allora chi è a dirigere questa strana orchestra? Tutti e nessuno, con il risultato che non si decide nulla con grande soddisfazione di Air France, che doveva essere messa alle strette e che invece ha ampi margini di manovra. Pare che dopo la missiva di ieri gli azionisti chiederanno conto a Colaninno su quanto sta accadendo. Nessuno sinora ha avuto il coraggio di chiedere all’attuale management di farsi da parte. Nemmeno Sarmi, che vuole nominare il nuovo ad dopo l’ingresso in Alitalia. Non è escluso però che qualcosa possa muoversi nei prossimi giorni.

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