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Alitalia, tavolo finale con Air France

Air France-Klm comunicherà domani sera, dopo la conclusione del consiglio di amministrazione dell’Alitalia, se partecipa o no alla ricapitalizzazione da 300 milioni di euro in corso. Il primo azionista e partner industriale di Alitalia-Cai ha posto fin da metà ottobre precise condizioni, un efficace piano di ristrutturazione e una ristrutturazione del debito bancario. Due punti sui quali le trattative tra Parigi e Roma, coinvolti anche il governo e le banche Unicredit e Intesa Sanpaolo, sarebbero ancora in corso.
Sull’esito permane l’incertezza. Dopodomani scadono i 30 giorni che il cda Alitalia ha indicato perché i soci sottoscrivano la ricapitalizzazione. Ieri pomeriggio Le Figaro ha anticipato che Air France-Klm avrebbe deciso di non sottoscrivere la sua quota (pari a 75 milioni, essendo azionista al 25%), un portavoce ha detto che Air France «non commenta l’articolo del Figaro».
Un passaggio importante sarà il consiglio di amministrazione di Alitalia convocato per domani dal presidente Roberto Colaninno. Il cda dovrebbe esaminare, insieme allo stato della ricapitalizzazione, gli aggiornamenti e gli interventi di emergenza sul piano industriale messi a punto dall’amministratore delegato, Gabriele Del Torchio.
Secondo indiscrezioni il progetto, un «contingency plan» per affrontare l’inverno senza bruciare troppa cassa e perdere troppi soldi, prevede risparmi per 200-250 milioni, attraverso la messa a terra di 22 aerei di medio e breve raggio (sui 141 totali della flotta, di cui solo 22 per il lungo raggio), un taglio delle rotte in Europa e in Italia, con il mantenimento ma non più la programmata crescita delle destinazioni intercontinentali, poco più di una dozzina. La conseguenza sarebbe una riduzione del personale, mancato rinnovo di 2mila contartti a tempo determinato e almeno mille esuberi tra i dipendenti a tempo indeterminato, su un organico di 14mila persone. Se ci fossero degli esuberi «li giudico un grosso problema che bisogna risolvere», ha commentato il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato.
In un’azienda normale il piano industriale sarebbe stato presentato ai soci prima di far approvare la ricapitalizzazione. Ma Alitalia ai primi di ottobre era già insolvente, doveva 100 milioni per il carburante all’Eni (di cui 40 milioni scaduti e 60 milioni coperti da fidejussioni bancarie) e una somma ancora maggiore al suo principale fornitore di servizi, Aeroporti di Roma che gestisce Fiumicino, società controllata da uno dei soci di Alitalia, la famiglia Benetton. Per non fallire o finire commissariata l’Alitalia, insieme alle banche e ai principali soci, ha chiesto aiuto al governo. Il premier Enrico Letta ha aderito al salvataggio, al buio (non c’era un piano di riorganizzazione), garantendo l’intervento di una società statale, le Poste, per un importo di 75 milioni da versare nell’ultima fase della ricapitalizzazione, sulle quote inoptate dagli azionisti.
L’a.d. delle Poste, Massimo Sarmi, in scadenza con il cda nella prossima primavera, ha aderito alla richiesta di Letta, nel comunicato del 10 ottobre Letta parla di «volontà» delle Poste di intervenire in Alitalia. Poi la situazione si è incartata. L’assemblea dei soci dopo una maratona notturna il 15 ottobre ha approvato la ricapitalizzazione. Finora sono entrati in cassa 130 milioni, metà anticipati dai tre soci italiani che restano (Benetton, Colaninno, Intesa), metà dalle due banche a valere sulla garanzia sull’inoptato che vale fino a 100 milioni. Con le quote previste a carico di Poste (75 milioni) e i 35 milioni residui coperti da garanzia delle banche si arriverebbe a 240 milioni, quindi almeno per il minimo previsto la ricapitalizzazione dovrebbe andare in porto. Ma se Air France dovesse ritirarsi, la sua quota secondo il Credit Suisse scenderebbe al 6% del capitale, per Alitalia sarebbe un brutto segnale.
In realtà il termine per completare la ricapitalizzazione scade il 31 dicembre. Il cda domani potrebbe fissare il termine per la sottoscrizione dell’inoptato, consentito solo a chi abbia partecipato alla prima tornata, a meno che non si decida di estendere questo primo periodo, per dare più tempo al confronto con Parigi.
«Se Air France rimane bene, altrimenti Alitalia e il governo saranno liberi di guardare altre soluzioni», ha detto l’a.d. di Unicredit, Federico Ghizzoni. Non è proprio così, perché Alitalia e Air France sono legate da accordi commerciali, validi fino al 2019, per spezzarli si pagherebbe una penale e occorrerebbe tempo per smontarli.
Le parole di Ghizzoni, come quelle del ministro Maurizio Lupi o di diversi soci di Alitalia, compreso Colaninno, postulano che ci siano altre compagnie nel mondo disponibili a investire soldi in Alitalia. Già da mesi alcuni soci e Del Torchio hanno “offerto” Alitalia ad altre compagnie extraeuropee (Etihad, Qatar, Aeroflot, si è parlato di vettori «cinesi»), ma senza suscitare entusiasmi.

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