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Alitalia, tagli ridotti l’accordo è vicino “Solo 1500 esuberi”

Il lavoro sottotraccia di governo e sindacati è quasi terminato. E porterà ad una riduzione sostanziosa degli esuberi in Alitalia: si scende a 1.500 complessivi, circa 750 in meno rispetto ai 2.251 previsti dal piano e sbandierati in faccia a lavoratori e sindacati. Etihad aveva messo le uscite tra punti “non derogabili”. Obiettivo, rendere più snella la ex compagnia portando il numero effettivo di lavoratori a poco più di 10mila. Per l’ad James Hogan il costo del lavoro, pur restando tra i più bassi del settore in Europa, doveva essere ulteriormente compresso. Nelle ultime ore, il lavoro di Cigl, Cisl, Uil e del governo, in particolare dei ministri dei Trasporti Lupi e del Lavoro Poletti, ha però piegato le resistenze del compratore del Golfo e la soluzione sarebbe a portata di mano. Si sarebbe trovato un accordo di massima sui 1.500 dipendenti, compresi i 750 in cassa integrazione volontaria a zero ore (in uscita il prossimo anno), già fuori del vettore.

Il numero effettivo, quindi è di circa 750 persone tra personale di terra (in maggioranza), assistenti di volo e piloti. Se per i piloti si sono ormai schiuse le porte di Etihad (su base volontaria per il disagio di lavorare nel Golfo), è più complessa la questione degli impiegati. Per alcuni di loro potrebbe scattare una rete di protezione che porterebbe all’assunzione di alcune decine di lavoratori in Poste italiane, che oggi è un azionista di punta di Alitalia con il 19,45% del capitale (oltre che in altre aziende di Stato). Incerto, invece, il destino riservato agli altri dipendenti di terra e a una parte di hostess e steward.
In ogni caso oggi – nel corso del vertice tra Lupi, Poletti e i leader sindacati di Cgil, Cisl, Uil Camusso, Bonanni e Angeletti, coadiuvati dai segretari del trasporto aereo – potrebbe essere annunciata la soluzione che salva il posto a 750 persone e che sarà oggetto di discussione da qui alla prossima settimana, decisiva per la firma dell’accordo sugli esuberi. In assenza di questa firma, avvertono gli emiri, sarà impossibile proseguire nella trattativa con ricadute pesantissime sul futuro della compagnia italiana. Nel frattempo continua il lavoro di cesello del governo e dell’ad Gabriele Del Torchio sul fronte bancario. Gli istituti – che ancora tentennano nel cancellare o trasformare parte dei crediti vantati nei confronti di Alitalia in azioni della nuova Alitalia 2 a marchio Etihad fanno un mezzo passo in avanti verso le richieste del governo. Ieri sera, nel corso di un nuovo round negoziale a Palazzo Chigi, si sono fatti ulteriori progressi per arrivare ad una soluzione condivisa della querelle. Infine va registrata la frenata sul collocamento in Borsa di Poste Italiane che con il cda di ieri ha deciso di valutare con attenzione la quotazione, quindi rinviandone i tempi: «Si tratta di un progetto di grande rilievo economico e finanziario. Va dunque realizzato nelle migliori condizioni possibili, nell’interesse dell’azionista di riferimento, dei futuri investitori e di tutto il Paese per le ricadute finanziarie, industriali e di immagine che avrà anche sui mercati internazionali». Mentre su Alitalia, il colosso postale «valuterà eventuali nuovi investimenti solo dopo un’attenta analisi dei ritorni economici e finanziari associati al piano industriale, alla struttura societaria dell’accordo e alla valorizzazione della sua quota azionaria». In sostanza si aspettano le mosse di Etihad prima di andare incontro a un eventuale aumento della presenza di Poste in Alitalia: «L’interesse di Poste — ha scritto il cda — resta legato alle sinergie industriali e commerciali da realizzare nel settore della logistica».
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