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Alitalia, sul tavolo la sesta proroga per l’offerta

Un nuovo rinvio per l’offerta finale per il salvataggio di Alitalia. Nessuno lo ammette ufficialmente, ma in privato chi lavora alla complessa operazione, cominciata il 31 ottobre 2018 con la prima offerta delle Ferrovie dello Stato ai commissari, riconosce che è molto probabile un rinvio del termine del 15 settembre fissato per la presentazione dell’offerta finale e vincolante di acquisto delle attività della compagnia. Le trattative sono in corso tra l’asse Fs-Delta Airlines più il Mef e il «quarto socio» Atlantia.

È conseguenza anche della crisi di governo, che ha rallentato le trattative nelle quali la società dei Benetton, dopo aver dato una disponibilità ad approfondire il piano industriale della nuova Alitalia l’11 luglio, pur avendo partecipato ai tavoli di confronto con Fs e Delta anche in agosto, mantiene riserve soprattutto sulle rotte intercontinentali e transatlantiche.

Atlantia chiede più voli di Alitalia da Fiumicino verso Nord e Sud America e verso l’Asia per sviluppare i ricavi, ritiene che il piano disegnato da Fs e dal partner Delta sia troppo sbilanciato a favore di Delta e di Air France. Pesa anche la nuova alleanza per la joint venture transatlantica «Blue Skies» tra Delta, Air France-Klm e Virgin Atlantic, in cui Alitalia non c’è e potrebbe rientrare in seguito su un gradino inferiore («associate» partner), allo stesso livello di Aeromexico.

Ma la riluttanza della holding guidata da Giovanni Castellucci è legata anche al tema che si intreccia con la partita Alitalia, cioè l’attesa di un chiarimento sul mantenimento delle redditizie concessioni autostradali di Autostrade per l’Italia, che il M5S ha detto di voler revocare in seguito al crollo del Ponte Morandi (43 morti). Atlantia attende un segnale rassicurante dal nascente governo Pd-M5S.

Il fatto che Giuseppe Conte rimanga premier (per ora incaricato) nel nuovo esecutivo è una garanzia per la prosecuzione del progetto industriale cui ha lavorato l’a.d. delle Fs, Gianfranco Battisti, al quale si deve l’intesa, non scontata, con Delta come partner industriale. Ma, anche per ragioni di garbo istituzionale, finché non si insedia il governo è impensabile che le Fs possano presentare l’offerta impegnativa su un dossier così delicato. La partecipazione pubblica alla nuova compagnia sarebbe superiore al 50% del capitale e gli impegni, pur essendoci già stato l’apprezzamento di Conte nel governo giallo-verde, devono essere convalidati dal ministero dell’Economia e dal Mise.

Intanto Alitalia continua a perdere circa 500 milioni di euro all’anno e può volare solo grazie ai 900 milioni di fondi publici dal governo Gentiloni. Soldi ormai esauriti, se si esclude la cassa dei biglietti prevenduti. In attesa di un chiarimento, non è ancora stato pianificato il vertice previsto a breve ad Atlanta, quartier generale di Delta, al quale dovrebbero partecipare Fs e Atlantia. Il rinvio dell’offerta, il sesto, potrebbe essere breve, fino al 30 settembre. Qualche fonte ipotizza anche una proroga di almeno un mese.

È aperta anche la ricerca dell’a.d. della «Nuova Alitalia». I cacciatori di teste di Egon Zehnder hanno sondato diversi candidati. Tra i nomi sul tavolo l’ex numero due di Fca Alfredo Altavilla, il partner di Oliver Wyman Roberto Scaramella (ex a.d. di Meridiana ed ex presidente Enav), l’a.d. di Blue Panorama Giancarlo Zeni (già dirigente di Alitalia), il commissario di Alitalia Stefano Paleari e il direttore commerciale Fabio Lazzerini.

È stato rinviato al 9 ottobre lo sciopero dei piloti e assistenti di volo di Alitalia in programma il 6 settembre. Lo ha annunciato ieri la Fnta,la federazione che riunisce Anpac, Anpav e Anp, su invito del ministero dei Trasporti. Secondo Fnta «permangono le forti preoccupazioni sull’assenza di un piano industriale credibile e capace di portare Alitalia al rilancio dovuto e ripetutamente assicurato dai Ministri competenti. Alitalia non può più sottostare agli interessi di Delta e di Air France-Klm ma deve avere un proprio ruolo primario quale vettore nazionale al servizio dei cittadini italiani e degli ingenti flussi turistici».

Gianni Dragoni

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