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Alitalia, stretta finale sulla proposta a Bruxelles Verso lo spezzatino, resta il nodo slot a Linate

I dipendenti di Alitalia riceveranno oggi la seconda metà dei micro-stipendi di marzo, pagati in ritardo perché la compagnia non ha più soldi. Il governo intanto cerca di mettere a punto una nuova proposta da sottoporre alla commissione Ue per tentare un accordo che consenta di far decollare la nuova società pubblica Ita ed evitare la messa a terra degli aerei Alitalia a fine mese. Un vertice riservato si è svolto ieri sera al Mise, fra i tre ministri del dossier, Giancarlo Giorgetti (Mise), Daniele Franco (Mef), Enrico Giovannini (Mims).

La riunione si è conclusa a tarda ora, senza comunicazioni su quanto discusso. Secondo indiscrezioni si lavora su un «affinamento» dell’ultima versione del piano industriale di Ita, per rispondere alle obiezioni di Margrethe Vestager, la commissaria Ue alla Concorrenza. Alcune fonti ritengono che ci siano spiragli per un’intesa con la Ue. L’impianto rimane quello di trasferire le attività di volo a Ita, con una flotta che potrebbe essere un po’ superiore ai 45 aerei passeggeri (ma adesso sono 104), con la previsione che i costi di leasing sarebbero pagati in base alle ore di volo, con la formula «pay per use».

Rimane il problema degli slot di Milano Linate. La Ue vuole che Alitalia rinunci a una quota elevata di slot, finora ha chiesto il dimezzamento, Alitalia detiene circa il 70% degli slot nello scalo cittadino lombardo. Nelle ultime ore, secondo indiscrezioni, dai contatti tecnici tra Roma e Bruxelles sarebbe emersa l’indicazione di un sacrificio un po’ più contenuto, ma sempre robusto. Confermato anche lo spezzatino. Cioè l’handling di Fiumicino e la manutenzione dovrebbero essere venduti a parte, Ita non potrebbe essere il compratore.

Se questo schema venisse confermato, Ita potrebbe partire da luglio, avrebbe 3.000-3.500 dipendenti, in Alitalia ci sarebbero 7.500 esuberi potenziali. Il ministro Giovannini ha detto alla Camera nel question time che «la trattativa non è in stallo». «Il negoziato in corso con la Commissione – secondo il ministro – riguarda diversi aspetti del piano industriale del nuovo vettore Ita, tra cui anche quello relativo all’individuazione dei valori da prendere in considerazione ai fini della determinazione degli slot trasferiti, unitamente agli aeromobili acquistati». Nel negoziato «l’obiettivo del governo _ ha spiegato Giovannini _ è quello di individuare soluzioni che consentano la rapida operatività del nuovo vettore, anche allo scopo di sfruttare la ripresa del mercato attesa nei mesi estivi, nel rispetto della disciplina europea, riducendo al minimo il disagio dei lavoratori; ma anche evitando disparità di trattamento, anche alla luce delle recenti decisioni assunte – o annunciate – dalla commissione europea nei riguardi di Air France o Lufthansa».

Lo sblocco dei pagamenti è avvenuto dopo che Alitalia ha ricevuto dallo Stato i 24,7 milioni di euro di residui indennizzi Covid autorizzati dalla Ue. Si tratta però di stipendi in molti casi di poche decine di euro, perché circa due terzi dei lavoratori (oltre 6.800 su 11mila) sono in cassa integrazione. A partire da marzo la cigs verrà pagata dall’Inps, non più anticipata da Alitalia, ma deve ancora essere versata.

I più colpiti dall’abbattimento sono gli asisstenti di volo, la cui retribuzione è agganciata alle ore di volo. Gli assegni saranno rimpolpati solo quando i dipendenti riceveranno la quota base della cigs e l’integrazione all’80% degli stipendi effettivi in base al Fondo di solidarietà, calcolata sulle retribuzioni percepite fino al 2019. Con l’integrazione all’80% i piloti in cigs possono ricevere fino a 4-5mila euro netti al mese. Oggi i sindacati incontreranno i commissari di Alitalia.

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