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Alitalia, stop all’offerta francese Aumento-ponte da 100 milioni

Se non è rottura poco ci manca. Quello che è successo ieri nel consiglio di Alitalia durato dalle 10 alle 17, ha dell’incredibile: i soci hanno deliberato un aumento di capitale da 100 milioni senza l’approvazione dell’azionista principale, Air France-Klm (25%) che ha votato contro. Un gesto che pare una sfida da parte degli azionisti italiani, guidati dal presidente Roberto Colaninno, diretta a evitare di svendere la compagnia ai francesi per pochi soldi. Ma è anche un azzardo enorme.
Andiamo con ordine. Fino a ieri sembrava certa la prospettiva che Air France-Klm acquisisse un’Alitalia stremata: ieri il consiglio ha approvato una semestrale che ha registrato perdite per 294 milioni, un indebitamento di 946 milioni con una residua liquidità di 128 milioni. Il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, proprio ieri mattina ha incontrato a Parigi il suo omologo francese per ribadire l’assenza di contrarietà a un aumento fino al 50% della quota dei francesi in Alitalia, a patto che venisse tutelata l’occupazione e la vocazione internazionale della compagnia. Questo sembrava tutto quello che si poteva chiedere alla controparte.
Ma nelle stesse ore, mentre a Roma il ministro dello Sviluppo Flavio Zanonato (in accordo con Colaninno) affermava in controtendenza che Alitalia va prima risanata e poi semmai venduta, nel consiglio della compagnia si consumava una rottura senza precedenti. Assenti solo il vicepresidente Elio Catania e i soci Riva e Ligresti (per vicende giudiziarie), ai soci veniva proposto un aumento di capitale da 100 milioni, più la copertura per 55 milioni del prestito-ponte da 95 ancora non sottoscritta, con la finalità di attuare il piano dell’amministratore delegato Gabriele Del Torchio approvato all’unanimità a luglio scorso. Non solo: veniva prospettata la richiesta di ulteriori 300 milioni di finanziamento alle banche, di cui 200 per ricostituire la liquidità. Inoltre si delineava la possibilità di chiedere alle stesse banche la disponibilità a garantire la sottoscrizione dell’eventuale inoptato. L’advisor Banca Leonardo, a fronte dell’attuazione di questo piano finanziario, prospettava un raggiungimento del pareggio operativo nel 2015.
Probabilmente non era quello che i tre consiglieri francesi si aspettavano, se è vero che l’obiettivo di Air France-Klm è acquisire Alitalia ma senza ulteriori debiti, e addirittura ristrutturando gli attuali, e ridimensionando il piano di Del Torchio che ha velleità più che regionali. Così, dopo una pausa di riflessione, i tre soci sono rientrati esprimendo per primi il proprio voto: negativo. Poi è stata la volta degli altri, che si sono mostrati compatti, votando a favore dell’aumento: un’ulteriore novità per i francesi che avevano colto in passato la volontà dei più piccoli di non investire altri soldi in Alitalia.
Qual è l’obiettivo dei soci italiani? Il primo l’hanno già ottenuto: evidenziare come i francesi non intendessero in futuro applicare il piano espansivo di Del Torchio, che pure avevano approvato a luglio. Il secondo obiettivo è ventilare l’ipotesi che Air France-Klm possa perdere il controllo della compagnia se non sottoscriverà l’aumento di capitale, essendoci probabilmente banche pronte a farlo, o addirittura altre compagnie (si parla di Aeroflot). Già, perché l’aumento cadrà probabilmente oltre ottobre, quando scadrà il veto di Air France su acquirenti diversi dagli attuali soci.
L’azzardo dell’operazione è evidente: i soci sottoscrittori e le banche (Intesa e Unicredit) che garantissero davvero l’inoptato potrebbero ritrovarsi padroni della compagnia senza trovare altri aspiranti acquirenti e con la necessità di gestirsi in solitudine o tornare dai francesi con il cappello in mano. E i francesi? Giovedì prossimo il consiglio si riunirà per apprendere la valutazione della compagnia fatta da Credit Suisse. Poi il 15 ottobre ci sarà l’assemblea dei soci che dovrà approvare l’aumento: in quella sede i francesi potranno mantenere la posizione e accettare di essere diluiti nel capitale. O cambiare idea, e decidere di sottoscrivere l’aumento per la propria parte o addirittura per l’eventuale inoptato, aumentando la propria quota ma alle condizioni approvate dal consiglio.
In tutto questo va registrato lo scontro tra Lupi (Pdl) e Zanonato (Pd), con il primo che ha affermato: «Credo che il collega abbia problemi come Riva, Ilva e Finmeccanica: è giusto che ognuno di noi affronti i temi che conosce. Su Alitalia è in corso da mesi un lavoro del sottoscritto con la presidenza del consiglio: Zanonato ha espresso opinioni legittime, come io ho le mie sul caso Riva, ne parleremo domani (oggi per chi legge, ndr ) in consiglio dei ministri». Sempre oggi alla Camera la risposta del governo a un’interpellanza di Sel.

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