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Alitalia, spunta Cerberus 400 milioni per prendere tutto

Cerberus vuole Alitalia. Di primo acchito non sembra qualcosa di positivo se si tiene conto della mitologia greca che descrive il cerbero come un mostro a tre teste pronto a tutto.
Ma se questo fondo speculativo Usa ha preso in mano il dossier della ex compagnia di bandiera – come anticipato ieri dal Financial Times – proponendo secondo le indiscrezioni, fino a 400 milioni di euro per rilevare tutte le attività del gruppo romano, compresi gli 11.500 dipendenti che diventerebbero parte attiva del rilancio accanto allo Stato pronto a rientrare in pista, allora vale la pena di approfondire.
Intanto la prima risposta ai dubbi su questa offerta giunta fuori tempo massimo, arriva dallo stesso quartier generale di Manhattan a New York: «Cerberus non vuole rilasciare commenti su questa storia» dice a Repubblica uno dei vice presidenti del fondo. Stando alle voci si tratterebbe però di un’offerta tutto sommato allettante. Anche troppo bella per essere vera o per realizzarsi in tempi brevi. Perché i problemi sul cammino di una acquisizione senza proposta vincolante (come hanno fatto i concorrenti) sono molteplici: il primo scoglio da aggirare, è quello della gara ormai chiusa. Sette proposte sarebbero sul tavolo dei commissari (che non mollano una riga di quei documenti a nessuno) e Cerberus non ne avrebbe fatta una perché i termini dell’asta sarebbero troppo restrittivi.
A questo punto può anche nascere il dubbio che dietro questa improvvisa accelerazione si possano muovere gli interessi del “venditore”, intenzionato ad alzare ad arte l’asticella delle offerte. I commissari infatti hanno tempo fino ad aprile per scegliere il compratore. E ad oggi le uniche proposte “vere” sono quelle di Lufthansa e di una sempre meno convinta easyJet.
I tedeschi giocano ancora a coprire le carte ma secondo alcune fonti vicine al dossier, la proposta di Lufthansa sarebbe (guarda caso) di circa 400 milioni di euro cash, tutti gli aerei, gli slot. Non entrano nella proposta tedesca l’handling (che avrebbe diverse offerte) e tra i 2 e i 3mila dipendenti di terra che perderebbero il posto di lavoro. La domanda da porsi è se Cerberus, una volta azzannata la preda, riuscirà a salvarla dalla chiusura. Il suo nome ricorre già nel primo fallimento della compagnia italiana quando per un brevissimo periodo il fondo sembrò interessato alla moribonda compagnia di bandiera. Ma l’unico vero impegno nel settore aeronautico civile risale a una dozzina di anni fa quando la società si occupò di un caso simile quello di Alitalia, Air Canada. Il risultato: Cerberus mise a punto la più classica delle strategie di un fondo di questo tipo, risanando sì il gruppo canadese ma al costo di una dolorosa revisione dei contratti, del taglio degli stipendi dei piloti pari al 15%. Una volta risanata Air Canada, Cerberus operò lo spinoff della parti migliori della linea aerea – come Aeroplan, una sorta di “Millemiglia” – rientrando dei 250 milioni di dollari spesi e guadagnandoci pure qualcosa.

Lucio Cillis

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