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Alitalia sospesa a mezz’aria Ipotesi super commissario

A 300 giorni dalla prima scadenza del termine per presentare un’offerta finale e vincolante per l’acquisto di Alitalia (era il 31 gennaio scorso) la partita Alitalia è al massimo della confusione.

Il governo non ha ancora deciso cosa fare dopo che è scaduta la settima proroga, giovedì 21 novembre, senza la presentazione dell’offerta finale di Fs e soci.

L’esecutivo sta esaminando diverse ipotesi, dalla breve proroga di un paio di settimane per verificare se si può arrivare a un’offerta in base al lavoro già fatto da Fs fino all’azzeramento della gestione dei tre commissari (che diventerebbero così i primi esuberi), per ripartire da capo con un nuovo supercommissario incaricato di attuare un’ipotetica ristrutturazione.

Il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, attende le proposte dei commissari Stefano Paleari, Enrico Laghi e Daniele Discepolo. L’alternativa sarebbe la messa in liquidazione di Alitalia. A quel punto le attività potrebbero essere anche con uno spezzatino, con pesanti esuberi tra gli 11.500 dipendenti.

L’idea del supercommissario per la ristrutturazione sarebbe nata all’interno del M5S, ma non c’è chi se ne assuma la maternità ufficiale. Non si capisce chi sarebbe il commissario che potrebbe fare tagli, si parla di almeno 3mila addetti, e in base a quale progetto aziendale che potesse essere efficace e accettato dai sindacati. Tra chi segue il dossier qualcuno lancia l’idea che, se supercommissario deve essere, venga indicata la tagliatrice di teste Lucia Morselli, il nuovo a.d. dell’ex Ilva targata Arcelor Mittal, già a.d. della Terni Acciai speciali.

Quello che è sicuro è che senza una nuova iniezione di denaro pubblico Alitalia dovrebbe mettere a terra gli aerei entro poche settimane. Le perdite attese per quest’anno sono in forte peggioramento, a circa 600 milioni di euro, 100 milioni in più rispetto all’anno scorso, come riferito dal Sole 24 Ore il 23 novembre.

I 900 milioni del «prestito» erogato dal governo Gentiloni sono stati spesi. Il governo ha stanziato altri 400 milioni nel decreto legge fiscale, ma questi soldi non sono ancora stati erogati. La Ue ha fatto sapere con discrezione che non possono essere iniettati soldi pubblici nell’Alitalia a fondo perduto. Solo se venisse costituita la Newco potrebbero arrivare altri soldi pubblici. Ufficialmente la Commissione Ue «prende nota» del nuovo prestito ad Alitalia ed è «in stretto contatto con le autorità italiane», ha detto un portavoce.

A livello politico c’è confusione sul partner industriale, condizione fissata da tempo dall’a.d. di Fs, Gianfranco Battisti, per poter chiudere l’operazione. L’unica ad aver assunto l’impegno a investire nella Newco è Delta, 100 milioni per il 10% della Newco. Lufthansa è interessata a un’alleanza commerciale, ma non vuole investire un euro. I tedeschi ripetono: «Prima fate la ristrutturazione, poi potremo considerare un investimento».

Eppure a livello politico, da esponenti del M5S ad alcuni del Pd, sembra piacere di più su Lufthansa, che però non ha fatto un’offerta. Anche i sindacati dei piloti puntano forte sui tedeschi. Lufthansa ha promesso ai piloti che sarebbero in esubero di farli volare con Air Dolomiti o altre compagnie del suo gruppo. Ma per gli altri lavoratori di Alitalia (il piano Lufthansa postula 5-6.000 esuberi) non ci sarebbero paracadute.

Neppure il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ieri ha indicato una via univoca. «Con Patuanelli stiamo lavorando intensamente perché Alitalia parli italiano. Se dovrà interloquire con americani o tedeschi dipenderà da chi offrirà maggior sponda per rilanciare il piano industriale italiano. Su questo siamo abbastanza neutrali», ha detto Conte all’AdnKronos. «Il dialogo è molto avviato con Delta. Stiamo cercando di finalizzare ma deve essere un piano industriale perché il salvataggio ti fa respirare ma non offre soluzione e prospettiva. Confido si possa arrivare subito al rilancio industriale con partner industriali ma se sarà necessario non escludiamo una ristrutturazione».

L’ostacolo alla soluzione cui si è lavorato a lungo è la posizione dei Benetton, soci di controllo di Atlantia. Dopo otto mesi di negoziati con Fs Atlantia si è sfilata. Questo ha fatto andare in tilt il progetto della cordata Fs, con Delta e Mef. La preoccupazione principale dei Benetton è avere salva la redditizia concessione di Autostrade per l’Italia, che il M5S vuole revocare. «È grave che in un momento in cui l’Italia è travolta dal maltempo con vittime e danni ovunque non possiamo stare tranquilli sulle strade che percorriamo. Bisogna muoversi: ad Autostrade va revocata la concessione e va avviato un monitoraggio nazionale», ha detto ieri Luigi Di Maio. Per Atlantia terzo ribasso consecutivo in Borsa (-1,22% a 21,22 euro).

Gianni Dragoni

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