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Alitalia, per i soci esteri resta il limite al 49% Roma perde in Europa

Parigi e Berlino vincono la loro battaglia a Bruxelles e convincono la Ue a tenere (almeno per ora) il tetto al 49% alla partecipazione di compagnie non comunitarie nel capitale delle aerolinee europee. Roma — scottata dai paletti imposti da queste regole agli investimenti di Etihad in Alitalia — aveva fatto moral suasion per superare un limite definito «irrealistico» dal ministro delle infrastrutture Graziano Delrio. Francia e Germania però — condizionate dai desiderata di Air France e Lufthansa — hanno puntato i piedi. E hanno vinto, anche se la Ue ha lasciato aperto uno spiraglio garantendo un po’ più di elasticità nelle «valutazioni su controllo e proprietà: «Registro questo come un fatto non positivo — ha ammesso con onestà Delrio — mi aspettavo un’altra soluzione». L’addio al tetto avrebbe aperto alla possibilità di cedere tutta Alitalia ai vettori del Far East (specie i cinesi) e ad Etihad, tra i pochi davvero interessati ad acquistarla intera e senza spezzatino.
«Per la nostra compagnia non credo cambierà niente — ha aggiunto il ministro — la nostra idea è che Alitalia sia un asset importante, che deve restare integro. Queste linee guida non influiscono su quello che decideremo, perché sono principi che abbiamo già incluso nelle nostre valutazioni».
La partita per il salvataggio della compagnia è continuata ieri con il primo atto di un confronto decisivo per il futuro dell’azienda: il negoziato sul costo del lavoro. Capitolo delicatissimo che i commissari, scottati dal referendum, sembrano intenzionati ad affrontare senza strappi. Il summit (fatto con la direzione del personale per l’assenza giustificata di Luigi Gubitosi, impegnato a scremare le 32 offerte per il gruppo) ha affrontato solo il tema della produttività estiva. Rinviando a un secondo appuntamento fissato al 15 giugno il nodo del possibile taglio alle remunerazioni. Alitalia ha chiesto al personale di volo di ridurre da 10 a 8 al mese i riposi nei prossimi cinque mesi. Obiettivo: far fronte al picco di domanda estiva senza aggravi dei costi, anzi con un risparmio perché la disponibilità a lavorare due giorni in più non sarebbe remunerata.
Il clima che si registra in questi incontri — lo ammettono anche i sindacati — è migliore rispetto a quello dell’ultima vertenza con la gestione Etihad. «È cambiata l’atmosfera — ha detto Claudio Tarlazzi della Uil — i commissari stanno facendo quello che devono fare» e in fondo la nuova Alitalia «ha dichiarato che continua ad applicare il contratto» anche se è scaduto a fine maggio, ha aggiunto Nino Cortorillo, della Filt-Cgil. La controprova della schiarita sulle relazioni industriali — necessaria anche per affrontare un’estate decisiva — si avrà nell’incontro del 15 quando sul tavolo ci sarà il tema degli stipendi. Probabile che anche in questo caso i commissari adottino un approccio soft, senza richieste eccessive che possano inasprire all’improvviso la vertenza. Attorno a quella data tra l’altro scatterà anche la fase due dell’asta per la vendita, con l’ammissione di parte delle 32 offerte, quelle ritenute più credibili, alla data room dove potranno avere accesso ai dati industriali della ex compagnia di bandiera. L’obiettivo è quello di chiudere entro ottobre con le offerte definitive. Ma se si raggiungerà un’intesa sui costi non è detto che — specie in caso di elezioni — ci sia la possibilità di prendersi più tempo per chiudere la vendita.

Ettore Livini

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