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Alitalia, slitta il sì al salvataggio

Si profila un rinvio delle decisioni sul salvataggio di Alitalia-Cai e sull’accordo con Etihad Airways.
L’assemblea degli azionisti oggi dovrebbe rimandare di alcuni giorni l’approvazione del bilancio (con 569 milioni di euro di perdita netta consolidata e patrimonio netto negativo per 27,2 milioni) e, soprattutto, della ricapitalizzazione di 250 milioni necessaria per la continuità aziendale, cioè evitare che la compagnia porti i libri in tribunale. Decisione necessaria per la firma dell’accordo per l’ingresso azionario di Etihad.
Appariva questo, ieri sera, l’esito più probabile per l’assemblea della compagnia convocata per stamattina. L’assemblea dovrebbe rimanere aperta, almeno fino a lunedì-martedì, per dare tempo a un’ultima mediazione per superare lo stallo creato dalla posizione del socio pubblico, Poste Italiane. Il gruppo ha confermato la posizione rigida sulla ricapitalizzazione, rifiutando lo schema di accordo accettato dalle banche e dagli altri grandi soci. Si fanno strettissimi i tempi per l’intesa con Etihad, che ha fissato il termine di fine luglio.
Ieri si sono riuniti i cda di Alitalia e di Poste, senza che siano stati fatti comunicati ufficiali. Dopo sette ore il cda di Alitalia, presieduto da Roberto Colaninno, ha messo a punto la proposta di aumento di capitale fino a 250 milioni da sottoporre all’assemblea degli azionisti, stamattina alle 9 in seconda adunanza.
L’aumento di capitale, nella forma di «equity commitment», è necessario per soddisfare le condizioni poste da Etihad: coprire oneri che potrebbero derivare dalle pendenze legali dei primi cinque anni dell’Alitalia-Cai privata dei «patrioti» berlusconiani, inoltre coprire l’impatto negativo sul capitale delle perdite accumulate dalla compagnia nel primo trimestre 2014, non rese note, ma superiori ai 100 milioni. Ai soci di Alitalia-Cai viene inoltre chiesto di impegnarsi a coprire l’eventuale fabbisogno di cassa eccedente le stime del budget 2014.
Etihad è disposta a investire 560 milioni di euro ma solo in una nuova compagnia, senza debiti. Le attività di volo della Cai verrebbero scorporate e conferite in una «newco», controllata al 51% da Cai e con il potente partner arabo al 49 per cento. Garanzie sulle pendenze del passato e ricapitalizzazione sono finalizzati a evitare che la Cai possa fallire. Inoltre le banche dovrebbero cancellare 560 milioni di crediti verso Alitalia.
Questo complesso schema è stato accettato in un lungo negoziato dalle banche creditrici di Alitalia, guidate da Intesa Sanpaolo e Unicredit. Ma quando la trattativa sembrava in dirittura d’arrivo il nuovo a.d. di Poste, Francesco Caio, ha posto le sue condizioni. Nessun investimento di Poste nell’Alitalia-Cai, che Caio considera una «fornace» o una bad company, nessuna garanzia sui rischi legali, disponibilità a mettere altri soldi – Poste ha il 19,48% di Alitalia e dovrebbe versare 40-50 milioni – solo nella nuova compagnia (senza debiti) in cui entrerà Etihad (Poste avrebbe il 5%), richiesta di collaborazioni industriali, tra cui la vendita di biglietti Alitalia negli uffici postali.
Ma è una richiesta inaccettabile per le banche. Si sono accollate tutti i sacrifici chiesti da Etihad per evitare il fallimento di Alitalia e non accettano il principio che il socio Poste sia indenne dai rischi cui loro sono chiamate. Le banche non hanno accettato neppure l’ultima proposta di Caio, creare un nuovo veicolo societario, una «newco 2», una scatola cinese di cui sarebbero soci l’attuale Cai e Poste: questa scatola avrebbe il 51% della nuova Alitalia, a fianco di Etihad. «Questa proposta non risolve il problema di fondo, quello di avere azionisti di serie B che si accollano tutti i rischi e un socio di serie A che si lascia il passato dietro le spalle e investe solo nel futuro», ha detto una qualificata fonte bancaria.
Al termine del cda di Alitalia, al quale hanno partecipato anche i tre rappresentanti delle banche e i due di Poste (Paolo Luca Stanzani Ghedini e Alessandro Zurzolo), è entrato nella sede della compagnia a Fiumicino Luigi Calabria, il nuovo Cfo di Poste che Caio ha convinto a lasciare Finmeccanica. Calabria ha incontrato l’a.d. di Alitalia, Gabriele Del Torchio. Ma lo stallo su Poste, a tarda sera, non era superato.

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