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Alitalia, sindacati divisi sì di Cgil e Cisl, no di Uil a contratto e costo lavoro

Prima il no della Cgil agli esuberi. E ieri è piombato sul tavolo della trattativa tra Alitalia e sindacati anche il dietrofront di Uil, Ugl e associazioni professionali alla firma del contratto del trasporto aereo e del taglio dei costi del personale per 31 milioni. Le sigle si presentano oggi spaccate al loro interno e questo apre un nuovo ostacolo al negoziato con Etihad che prevede, se non l’unanimità, quanto meno la maggioranza dei lavoratori favorevoli. La Uil, in particolare, che rappresenta il maggior numero di dipendenti iscritti della compagnia (in particolare sono piloti e assistenti di volo), non ha accettato l’impostazione del nuovo contratto che non affronterebbe le specificità del lavoro di queste categorie. Per questo ora la palla torna nelle mani dell’azienda che rischia di trovarsi con un patto firmato da meno del 50% dei dipendenti visto che il via libera è giunto solo da Cgil e Cisl.

L’Ugl, con il segretario generale Giovanni Centrella, che pur era favorevole all’impostazione del documento, non ha firmato proprio per l’assenza dell’unità sindacale. Per la Uil ha parlato il numero uno Luigi Angeletti: «Il testo viola molti diritti delle persone che lavorano in Alitalia e questo non c’entra nulla con l’operazione Etihad: visto che gli arabi non hanno mai chiesto di fare un contratto nazionale». «Mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata. Alitalia sta morendo». Così ha stigmatizzato lo scontro interno ai sindacati l’ad di Alitalia, Gabriele Del Torchio.
Resta invece aperta la questione delle Poste che non sarebbero disposte a farsi carico delle eventuali pendenze legali scaturite dalla gestione precedente al suo ingresso in Alitalia. Dicono al riguardo i 5 Stelle: «Poste Italiane — spiegano i deputati della Commissione Trasporti — non è un bancomat utile a ripianare con soldi pubblici la gestione disastrosa del vettore. Sbagliato che le banche azioniste premano perché Poste stipuli l’ equity committment . Ovvero, l’impegno pro quota a finanziare oneri legati a contenziosi o a perdite della vecchia Alitalia».
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