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Alitalia, si va ai supplementari Oggi l’impegno dei nuovi soci

La partita per salvare Alitalia va al settimo tempo supplementare. Il dossier, a dire il vero, sembra aver avuto una accelerazione nelle ultime ore, con Atlantia (grazie forse a qualche schiarita sul fronte delle concessioni autostradali) più vicina a una fumata bianca. I cda dei Benetton e di Fs previsti oggi non dovrebbero essere in grado, salvo clamorose sorprese di presentare un’offerta vincolante.
Al ministero per lo Sviluppo economico potrebbe arrivare solo l’impegno generico degli attuali partecipati della cordata (oltre alle Ferrovie e alla famiglia veneta ci sono Delta e il Tesoro) a presentare una proposta in tempi stretti, per evitare che i commissari portino i libri in tribunale.
Resta invece in stand-by l’ipotesi di un ingresso in scena a sorpresa di Lufthansa. I vertici del vettore tedesco hanno incontrato ieri Fs ed Atlantia per spiegare i termini dell’alleanza commerciale proposta in “zona Cesarini” qualche giorno fa. Il clima sarebbe stato cordiale, ma Francoforte ma non ha messo sul piatto — almeno per ora — l’impegno a entrare nel capitale di Alitalia. E allo stato l’ipotesi tedesca resta un piano B da attivare solo se la situazione precipitasse.
Se scatterà il rinvio — si parla di settimane, non di mesi — il pallino torna comunque in mano al governo. I 900 milioni di prestito pubblico che hanno tenuto in volo Alitalia negli ultimi due anni e mezzo si stanno infatti esaurendo. Siamo in bassa stagione, le prenotazioni languono. E i commissari hanno fatto sapere informalmente al Tesoro che in caso di nuova proroga alla vendita sarebbe stato necessario un ulteriore finanziamento — si parla di una cifra attorno ai 300 milioni — per prevenire eventuali crisi di liquidità.
Il problema sarà però farlo digerire alla Ue che ha già aperta una procedura per aiuti di Stato legata al primo prestito. La pratica è stata messa in naftalina confidando in una soluzione alla partita Alitalia che consentisse di archiviare il caso. Ma l’arrivo di altri fondi pubblici senza un’offerta concreta sul piatto potrebbe costringere Bruxelles a mettere in mora Roma, già alle prese con il delicato negoziato legato all’iter della Finanziaria.
Le prossime settimane saranno così dedicate ad avvicinare le posizioni di Atlantia e Delta. I Benetton (cui fa capo l’aeroporto di Fiumicino e conoscono bene le dinamiche del settore) hanno contestato alcuni punti del piano industriale concordato con gli americani. In particolare sul ruolo riservato ad Alitalia nella partnership Bue Sky per i voli transatlantici da e per gli Usa. Nel mirino ci sono anche le prospettive di redditività (come l’obiettivo del pareggio in quattro anni) e l’impegno finanziario del vettore Usa.
Delta sarebbe disposta a rilevare il 10% di Alitalia con 100 milioni, la famiglia di Ponzano Veneto ne vuole di più. E la presenza come convitato di pietra di Lufthansa potrebbe aiutare Benetton ad ammorbidire le resistenze di Atlantia.

Ettore Livini

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