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Alitalia, si pensa a un piano B Nazionalizzazione a tempo

Per Alitalia c’è un piano B: se nessun partner industriale dovesse concretizzare l’offerta potrebbe farsi strada l’ipotesi di una nazionalizzazione temporanea. I tempi sono ormai strettissimi: il consiglio di amministrazione fiume di Lufthansa, dopo il primo passo di ieri sera, prosegue stamattina con l’analisi del piano industriale della Nuova Alitalia. Oggi toccherà anche ad Atlantia affrontare il tema. Mercoledì o giovedì mattina, infine, sarà il cda di Ferrovie dello Stato a pronunciarsi sul dossier. Ma se tutto dovesse andare storto – nessuna offerta dalla Germania e niente semaforo verde per Delta dai partner italiani – allora al ministero dello Sviluppo si passerà ad un possibile piano B. Ovvero una nazionalizzazione a tempo prima di cedere il pacchetto ripulito ai tedeschi.
Lufthansa in queste ore sta scegliendo quale strada imboccare. Fonti vicine al dossier non si sbilanciano e parlano di «stallo» e ribadiscono l’ipotesi di una nuova (mini) proroga a fine novembre per permettere a Mise, commissari e Fs un approfondimento sulle possibili offerte.
Delta, dal canto suo, ha già detto tutto, al netto di un possibile rilancio con qualche rotta aggiuntiva a favore di Alitalia. Oggi, a due giorni dalla deadline, le strade percorribili sono queste: i soci italiani, Fs, Atlantia e ministero dell’Economia, potrebbero scegliere come partner industriale gli americani di Delta, che fino ad oggi hanno messo sul piatto 100 milioni di euro e un piano industriale non molto convincente. Un piano che non piace ad Atlantia e ai piloti per i “buchi” sul lungo raggio, la mancanza di rotte aggiuntive a favore di Alitalia.
Lufthansa, dal canto suo, deve portare a termine un lungo e tortuoso percorso interno al consiglio di amministrazione, prima di scoprire le carte e alzare l’offerta da puramente commerciale (com’è oggi) a partnership industriale e cioè mettendo del vil denaro sul tavolo e in particolare un progetto serio di rilancio con un numero limitato di esuberi.
I tedeschi nicchiano perché all’interno del cda ci sono forze opposte che si confrontano: c’è chi vorrebbe partecipare alla Nuova Alitalia mettendo sul piatto tra i 120 e i 180 milioni e chi vorrebbe fare una retromarcia vista la confusione politica che regna nel nostro Paese.
Questo mix potrebbe portare all’ennesimo rinvio dei tempi spiazzando tutti i protagonisti di una pièce drammatica durata per ben 30 mesi: un’eternità costata un miliardo di euro di prestito ponte, al netto della prossima elargizione da 400 milioni vincolata alla presentazione di un consorzio.
Il ministero dello Sviluppo, però, starebbe valutando un’idea alternativa: quella di una nazionalizzazione a tempo, di circa dodici mesi. Una fase necessaria per sistemare il personale in eccesso senza traumi, mettendo a punto rotte e flotta. Una società più agile di quella odierna, guidata da esperti del settore aeronautico, da cedere successivamente ai tedeschi.
Nulla ancora è deciso proprio in attesa di un segnale dalla Germania che potrebbe cambiare lo scenario. Una partita delicata per una decisione che, secondo la senatrice 5Stelle Giulia Lupo, ex dipendente Alitalia, deve considerare soprattutto «la bontà dei soci scelti per l’operazione e il piano industriale. I soldi, anche i 100 milioni promessi da Delta, potrebbero non salvare Alitalia nel caso di un progetto di rilancio parziale».

Lucio Cillis

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