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Alitalia, sì dei soci al finanziamento «Ma ora un radicale taglio dei costi»

L’accordo su Alitalia è arrivato all’alba, intorno alle 6 del mattino, dopo una trattativa a oltranza nella notte: via libera al nuovo piano industriale dal consiglio di amministrazione, rimasto aperto dal 12 dicembre, e sì da parte dei soci a un finanziamento a breve termine per permettere alla compagnia di continuare a volare. Senza un’intesa, il 23 dicembre (oggi) gli aerei Alitalia sarebbero rimasti a terra, aveva scritto in una lettera, il presidente della compagnia Luca Cordero di Montezemolo, il vero artefice del salvataggio (temporaneo), si racconta. A meno di due anni dall’ingresso, con il 49%, di Etihad in Alitalia. Proprio la gravità della situazione ha chiamato in causa il governo, facilitatore dietro le quinte.

Adesso la compagnia ha 60 giorni per avviare un negoziato con i principali stakeholder (società di leasing aereo, fornitori, società di distribuzione e sindacati), a cui chiede una radicale riduzione dei costi. «I prossimi due mesi sono cruciali per Alitalia – ha affermato l’amministratore delegato Cramer Ball – Tutti dobbiamo remare nella stessa direzione».

Il piano industriale punta a cambiare il modello di business, con l’ulteriore sviluppo del network di lungo raggio; il ridisegno del business per il corto e medio raggio; la riduzione dei costi e l’aumento della produttività, inclusa la riduzione dell’organico. Alitalia cercherà inoltre di rinegoziare le joint venture e fare nuovi accordi commerciali.

Ma i dettagli saranno presentatati solo a gennaio. Una scelta che preoccupa i sindacati. Nell’incontro sono state comunicate «solo le linee guida del piano», senza un numero preciso sugli esuberi, hanno protestato. Anche se alcune fonti sindacali ipotizzano un taglio di 1.500 posti, includendo le esternalizzazioni e il mancato rinnovo dei contratti a termine. Mentre è stata prospettata la messa a terra di 10-20 aerei di medio raggio.

Etihad aveva promesso il pareggio nel 2017, invece Alitalia chiuderà il 2016 con oltre 400 milioni di perdite nette. La ripatrimonializzazione della compagnia, grazie alla conversione del prestito da 216 milioni in quasi equity da parte degli arabi, ha permesso alle banche creditrici e azioniste di sbloccare circa 100-120 milioni dei 180 milioni di linee di credito già in essere ma congelate. Generali dal canto suo ha dato disponibilità a valutare altre soluzioni legate al debito, senza promettere la conversione del bond da 300 milioni sottoscritto. L’ulteriore sforzo da parte delle banche pone però un cambiamento della governance, finora delegata ad Etihad. Quella nuova punterà a un maggiore coinvolgimento del board sulle decisioni strategiche e sul piano industriale. Un primo segnale in questa direzione è l’ingresso nel board di Federico Ghizzoni e Gaetano Micciché dopo le dimissioni di Jean Pierre Mustier e Paolo Colombo. Un altro segnale potrebbe arrivare dalle dimissioni di Cramer Ball, che qualche socio già auspica, dopo le nuovi voci di addio di James Hogan, ceo di Etihad e vice presidente di Alitalia.

Giuliana Ferraino

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