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Alitalia, si cerca il quarto partner. Sul tavolo Toto, Lotito e Avianca

Poche certezze e una schiera di incognite. La partita per il salvataggio di Alitalia, gestita dal vicepremier Luigi Di Maio, è arrivata a un punto cruciale. Certo è, per esempio, che la compagnia perde circa un milione al giorno. Se lo scorso 31 maggio in cassa figuravano 467 milioni di euro, ieri Di Maio incontrando i sindacati e i commissari, ha preso atto che Alitalia dispone di circa 435 milioni, metà del prestito ponte da 900 milioni è, insomma, stato bruciato. Un’altra certezza è che sia i sindacati, sia i rappresentanti di piloti e assistenti di volo sono usciti dall’incontro delusi e, se possibile, più preoccupati. Tanto che lo sciopero dei trasporti del prossimo 26 luglio è confermato. «Occorrono risposte chiare sugli investimenti, sulle rotte e soprattutto sulla tutela del personale. Se il 15 luglio si intende davvero chiudere il cerchio sulle offerte vincolanti, bisogna conoscere bene le offerte pervenute, il piano industriale e come si intende rilanciare la compagnia», chiede il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan. Il più duro è Maurizio Landini, numero uno della Cgil, che dice:«È stato un incontro quasi inutile, non c’è stata alcuna novità. Ci hanno detto che entro il 15 capiranno i soggetti interessati e ci faranno sapere.Tutto questo — ha aggiunto — rafforza ancora di più lo sciopero del settore indetto a fine luglio».

Le risposte e le indicazioni fornite da Di Maio, anziché rassicurare, hanno sortito l’effetto contrario. Il vicepremier ha ripetuto ciò che è noto: entro il 15 luglio dovrà essere presentata l’offerta vincolante per Alitalia. Per ora i partner certi continuano ad essere Ferrovie (con circa il 35%), gli americani di Delta con una quota tra il 10 e il 15%, e il ministero dell’Economia con un ulteriore 15%. In tutto disporrebbero di circa 1 miliardo. All’appello continuano a mancare uno o più soci disposti a farsi carico di circa il 40% del capitale della nuova Alitalia. La stima, del resto, è che un piano di rilancio credibile disponga di almeno 1,5 miliardi. Le incognite dei prossimi dieci giorni sono dunque legate ai nomi dei soggetti che hanno presentato manifestazioni di interesse. Nell’ordine sono il Gruppo Toto, titolare di concessioni autostradali e significativamente esposto con Anas(società controllata da Fs), Claudio Lotito, presidente della SS Lazio, che si è fatto avanti con una lettera su carta intestata a suo nome, e German Efromovich. Quest’ultimo è un imprenditore cileno di origini polacche a cui fa capo la compagnia aerea Avianca, attiva soprattutto in Sud America. Nei mesi scorsi in Brasile ha dichiarato bancarotta e in Argentina ha avviato una pesante ristrutturazione. L’agenzia Reuters riporta, inoltre, che United Airlines ha fornito un prestito, finora non rimborsato, di 456 milioni di dollari al principale azionista di Avianca, Synergy Group. La compagnia ha inoltre un debito complessivo di 4 miliardi di dollari, di cui il 40% in scadenza entro il 2021.

Un quadro complicato da decifrare, tanto più alla luce delle parole pronunciate ieri da Di Maio su Atlantia. Dopo avere dichiarato pochi giorni fa «se li mettiamo dentro Alitalia, faranno perdere valore anche agli aerei. Atlantia è decotta, non può essere coinvolta». Alludendo così al danno conseguente all’eventuale revoca delle concessioni autostradali per il crollo di Genova. Eppure ieri lo stesso Di Maio ha detto: «il 15 luglio si chiude, chi vuole presentare offerte deve uscire allo scoperto. E deve essere chiaro che la vicenda Alitalia non è una vicenda politica. Quindi chi vuole manifestarsi lo faccia e non pensi di usare altre leve. Non esistono pregiudizi, ma non si accettano ricatti». Il riferimento a eventuali pregiudizi riguarda un’offerta proveniente da Atlantia.

Andrea Ducci

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