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“Alitalia, se Air France non ci sta niente veti sul nuovo partner”

ROMA — Se il buongiorno si vede dal mattino l’autunno di Alitalia sarà da brividi: nel giorno dell’assemblea dei soci chiamati a votare l’aumento di capitale da 300 milioni, il vettore darà il via ad una contrazione della capacità, mettendo a terra 10 Airbus di corto e medio raggio, il 7% in meno della flotta da 140 aerei.
Anche il fronte politico tiene alta la febbre del salvataggio di Alitalia. Se Matteo Renzi è contrario all’idea del salvataggio con denaro pubblico, per il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi, a Sky Tg 24, «Alitalia non deve essere la Cenerentola di Air France ». Il ministro però si augura che i francesi «sottoscrivano la loro quota di aumento». Altrimenti, «verrà meno ogni vincolo alla ricerca di nuovi partner. E, in questo
caso, il governo lavorerà per altre alleanze internazionali».
Il vincolo è legato alla possibilità di Air France di trincerarsi dietro un diritto di veto che fu sottoscritto nello statuto di Cai 5 anni fa. Uno scudo difensivo da “attacchi” esterni alla compagine azionaria, che però rischia di saltare: se i transalpini decideranno
di non partecipare all’aumento di capitale, diluendo automaticamente la propria quota della metà circa (al 12%), scenderanno sotto al minimo stabilito del 20%. Un’ipotesi che aprirebbe la porta a nuovi partner, anche extraeuropei, pronti ad entrare in Alitalia — secondo i limiti imposti nella Ue — con un tetto massimo del 49% delle azioni. Non la maggioranza, ma una quota sufficiente per dettare legge. Lupi, quindi, accarezza l’idea di scendere a patti con i francesi, pronti a tagliare almeno 2.100 posti, 30 aerei di medio raggio, 6 di lungo e trasferendo gli uffici da Fiumicino a Parigi. Ma dall’altra avrebbe in mano un’alternativa.
E i sindacati, in attesa di sviluppi, affilano le armi. Per Marco Veneziani numero uno del trasporto aereo della Uil, «serve un piano industriale credibile, non siamo più disposti ad accettare tagli indiscriminati. Ma nel contempo occorre anche una forte discontinuità industriale e operativa. Un cambio di marcia deciso che l’ad Del Torchio dovrà portare avanti nelle prossime settimane».

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