Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Alitalia scrive a Etihad, aumento al via

La telenovela Alitalia avvia, Etihad e Ue permettendo, le prove generali di lieto fine. Nella notte di ieri, l’ad Gabriele Del Torchio ha spedito via e-mail la risposta alle richieste degli emiri. Due paginette in cui si spiega che i soldi ci sono, la struttura dell’operazione con Poste è a prova di Bruxelles e i sindacati sono tranquilli. Se Abu Dhabi non si metterà di traverso, i fiori d’arancio potrebbero arrivare entro una settimana. Oggi è previsto il cda Alitalia e dopo l’assemblea (fissata attorno all’8 agosto) i due alleati potrebbero sigillare con firme e foto di rito un pre-accordo, regalando a tutti, specie i dipendenti dell’ex compagnia di bandiera, un’estate più serena.
L’arma segreta per disinnescare le tensioni e fermare l’orologio – l’ultimatum degli emiri scadeva in teoria ieri sera – è descritta nella lettera del numero uno della società a James Hogan in cui si tratteggia per sommi capi l’armistizio raggiunto tra i soci italiani. Etihad aveva chiesto una struttura finanziaria che coprisse anche il peggioramento dei conti dell’aerolinea tricolore. E i 50 milioni di capitale aggiunti da Cai, banche e Poste dovrebbero bastare a tranquillizzarlo. Unico problema, come scrive Del Torchio, è che per rivedere i termini della ricapitalizzazione serve un’assemblea che non può essere convocata per i tempi tecnici prima dell’8 agosto. Ragion per cui serve una settimana in più.
Poste Italiane, come segno di buona volontà, ha anticipato di un giorno il suo consiglio d’amministrazione, incassando l’ok a un aumento a 70 milioni del suo impegno su Alitalia da versare nella famosa società cuscinetto che ancora non è stata ben digerita dagli altri partner della cordata italiana. Dove brilla, tra gli oppositori, Atlantia che ieri ha ribadito come sulla struttura dell’operazione pretesa da Caio «sono ancora in corso verifiche di fattibilità».
«Sono solo innocui colpi di coda », gettano acqua sul fuoco fonti del governo convinte di aver trovato ormai la quadra a una situazione che pareva pronta a sfuggire di mano. Del Torchio ha mandato messaggi rassicuranti verso il Golfo anche sul fronte delle relazioni con i lavoratori che tanto avevano preoccupato gli emiri. «Gli accordi che dovevano essere sottoscritti sono stati sottoscritti e sono validi», è il senso del messaggio. Più convincente ora che la cacofonia sindacale sembra solo un lontano rumore di fondo con persino la Uil («siamo favorevolissimi all’intesa con Etihad» ha ribadito ieri a scanso di equivoci il segretario generale Luigi Angeletti) schierata in prima fila nella claque di Abu Dhabi.
Ultimo capitolo i contenziosi con Toto. «Si tratta di pendenze che come tutte le altre di questo tipo rimarranno solo in capo alla vecchia compagnia e nessuno chiederà a Etihad un centesimo per onorarle », scrive il numero uno di Alitalia. Oggi scatterà dunque la fase due con un cronoprogramma serrato. Il cda di Alitalia formalizzerà l’ok all’aumento da 250 a 300 milioni della ricapitalizzazione e convocherà l’assemblea. Sorprese non dovrebbero più essercene. In quell’occasione i soci daranno il via libera all’operazione e, come conseguenza, alle nozze con Etihad. Poi – sempre che Abu Dhabi non si metta di traverso prima – inizierà un’altra storia: il dossier arriverà alla Ue dove sono pronte con il fucile spianato le altre compagnie europee, spaventate dall’espansione degli emiri nei cieli continentali. In Italia invece si lavorerà per trasformare il pre-accordo in vista per la prossima settimana in un contratto definitivo e blindato. Un percorso non per forza lineare lungo cui si dovranno chiudere le partite fiscali e legali irrisolte in questi giorni e definire al 100% il quadro delle relazioni industriali con i sindacati.
Sul fronte industriale invece inizierà la rivoluzione del modello di business di Alitalia. Con il potenziamento della flotta a lungo raggio e di Fiumicino (dove l’Emirato potrebbe entrare nel capitale per presidiare il business), con la possibile revisione delle regole d’ingaggio sugli aeroporti milanesi (a Malpensa sono già sul chi vive) e sul probabile intervento del governo per rendere più complessa l’apertura di nuove rotte alle compagnie low-cost. Se tutto andrà liscio Alitalia, dopo aver perso 25 milioni al mese negli ultimi cinque anni, dovrebbe tornare in rotta entro il 2017 quando potrebbe persino tornare a distribuire un dividendo ai soci. Avrebbe già dovuto succedere, secondo il piano Fenice dei “patrioti”, tre anni fa. Si vedrà se questa volta andrà meglio.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non deve essere stato facile occupare la poltrona più alta della Bce nell’anno della peggiore pes...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Prelios Innovations e Ibl Banca (società attiva nel settore dei finanziamenti tramite cessione del ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La pandemia ha spinto le famiglie italiane a risparmiare di più. E questo perchè il lockdown e le ...

Oggi sulla stampa